Nel mondo del cinema politico ad alto rischio, esiste una linea sottile tra l’esporre un dittatore e il costruirgli accidentalmente un monumento. “Il mago del Cremlino” (The Wizard of the Kremlin), diretto da Olivier Assayas e interpretato da Jude Law, sembra aver superato quel confine.
Molti critici sostengono che, nel tentativo di ritrarre i meccanismi interni dell’ascesa di Vladimir Putin, il film abbia inavvertitamente accettato proprio quei miti che il Cremlino ha passato decenni a fabbricare. Invece di un mediocre burocrate arrivato al potere quasi per caso, il Putin di Law viene presentato come un “James Bond russo”: freddo, atletico e iper-competente.
L’anatomia del mito
Secondo le recenti analisi, il film adotta tre tropi narrativi specifici che si allineano perfettamente con la propaganda di stato russa:
- L’eroe “riluttante”: Il film mostra una scena in cui gli oligarchi devono quasi supplicare Putin affinché accetti la presidenza. I resoconti storici suggeriscono l’esatto opposto: Putin fu uno dei tanti candidati vagliati dalla “Famiglia” di Eltsin proprio perché appariva gestibile e leale verso i loro patrimoni.
- Il maestro stratega: Inquadrando ogni mossa come un colpo di genio, il film ignora la natura opportunistica e il caos degli anni ’90. Ritrae Putin come un uomo che ha cercato la “verticalità del potere” per disegno, piuttosto che un leader che l’ha consolidata attraverso tentativi, errori e violenza.
- La spia d’élite: La pellicola punta molto sul passato nel KGB come fonte di un fascino “cool”. In realtà, il suo periodo a Dresda è spesso descritto dagli storici come un incarico burocratico banale, lontano anni luce dall’operativo in stile 007 suggerito dal film.
Il costo dell’omissione
Forse più dannoso di ciò che è nel film è ciò che ne è stato lasciato fuori. Nonostante copra eventi fino al 2019, i recensori hanno notato diverse assenze clamorose:
- L’opposizione: Non c’è quasi menzione delle proteste di massa o di figure come Alexei Navalny.
- Il tributo umano: Il “danno collaterale” dell’ascesa del regime è spesso trattato come secondario rispetto alla “magia” intellettuale degli spin doctor.
- La realtà economica: Il film si concentra sulla “verticalità” del potere ma sorvola sulla corruzione profonda che l’ha alimentata.
Cosa dicono i critici: un responso diviso
I critici che hanno visionato il film alle anteprime di Venezia e Toronto sono stati nettamente divisi, lodando spesso la performance tecnica di Jude Law ma attaccando duramente le scelte narrative e la “morbidezza” ideologica.
1. La critica del “Mito del Cremlino”
Natasha Kiseleva (The Guardian), giornalista russa in esilio, ha scritto il rimprovero più duro: “Il film di Jude Law sembra aver ingoiato i miti del Cremlino”. Sostiene che la pellicola faccia il gioco della propaganda russa ritraendo Putin come un “supereroe politico”.
- Citazione chiave: “Il film si allinea così strettamente alla versione mitizzata promossa dai media russi che, internamente, si legge come un complimento… Il fatto che non mostri le proteste di massa o l’opposizione è un bonus gradito per la propaganda.”
2. Performance vs. Prospettiva
Peter Bradshaw (The Guardian) ha dato una recensione mista-negativa, definendolo “esasperatamente laborioso”. Pur apprezzando l’imitazione di Law (“parte papa, parte gangster”), ha trovato il protagonista interpretato da Paul Dano “senza sangue e senza magia”.
- Geoffrey Macnab (The Independent) ha assegnato 3 stelle su 5, definendo la prova di Law “sorprendentemente sicura”, ma avvertendo che questo “ritratto morbido” irriterà molti spettatori.
3. Problemi strutturali e di ritmo
Chase Hutchinson (Collider) ha definito il film un “bollettino di fatti gonfiato e faticoso”, paragonandolo a una sfilza di informazioni tratte da Wikipedia ma lette troppo velocemente.
4. Confronti con altre opere
Molti critici hanno confrontato il film sfavorevolmente con altri ritratti del potere russo:
- “Patriots” (Teatro): L’opera di Peter Morgan offrirebbe molta più introspezione psicologica.
- “The Death of Stalin”: Alcuni avrebbero preferito l’assurdità satirica di Iannucci al tono da “docudrama asciutto” di Assayas.
Rappresentazioni a confronto
| Titolo | Stile | Focus | Verdetto |
| “Il mago del Cremlino” | Docu-drama | L’ascesa tramite spin doctor. | Criticato per “umanizzare” troppo il leader. |
| “Patriots” (Opera) | Shakespeariano | La guerra Berezovsky-Putin. | Lodato per mostrare Putin come “creazione” fredda degli oligarchi. |
| “The Apprentice” | Biopic crudo | L’ascesa di Donald Trump. | Usato come paragone sui rischi del ritrarre leader viventi. |
Il verdetto
Il pericolo di un film come questo è la sua portata internazionale. Per un pubblico globale, vedere Jude Law — un attore carismatico e amato — interpretare un Putin “sfumato” può facilmente scivolare in una vittoria di soft power per il Cremlino. Come ha notato un critico, quando vesti un dittatore con l’estetica di un thriller di spionaggio, non stai solo raccontando una storia; stai convalidando un marchio.
La tempistica del film, uscito durante la guerra in Ucraina, amplifica queste preoccupazioni. Presentando una visione igienizzata o quasi eroica dell’ascesa di Putin, il film rischia di diventare uno strumento involontario della stessa macchina di propaganda che voleva analizzare.
