Cosa succede quando qualcuno ti dice che non hai bisogno di piacere agli altri per esistere? Per chi è nato negli anni 60 e 70 quella frase spesso non suona come un mantra ricercato ma come una verità praticata. In questo pezzo provo a decifrare, con qualche opinione personale e alcuni appigli scientifici, perché molte persone di quelle generazioni sembrano meno affamate di approvazione esterna rispetto ai nati dopo. Non è una regola universale. E non è una celebrazione ingenua. È un ritratto complesso e a volte contraddittorio.
Generazioni e contesti che formano lappetito sociale
Chi è cresciuto negli anni 60 e 70 ha attraversato cambiamenti sociali e culturali che oggi suonano diversi rispetto a quelli che definiscono i millennials e la Gen Z. La narrazione comune liquida tutto in etichette semplici ma la verità è più sfumata. La scarsità di feedback istantaneo era la norma. La reputazione si costruiva nel tempo. Le relazioni sociali erano meno mediate da piattaforme che trasformano ogni opinione in un punteggio pubblico. Questa mancanza di feedback immediato ha forgiato un diverso modo di misurare il proprio valore.
La pratica della pazienza sociale
Non si tratta solo di tecnologica. Cè anche un fattore comportamentale ed educativo. Le famiglie erano probabilmente più orientate a insegnare autonomia pratica e responsabilità diretta. Lincoraggiamento non nasceva sempre dalle lodi esterne ma dal saper cavarsela. Questo non significa che le persone di quelle generazioni siano immuni al bisogno di approvazione. Significa che molte hanno imparato a cercare conferme interne e risultati concreti piuttosto che like e approvazioni pubbliche.
Meccanismi psicologici che riducono la dipendenza dal consenso altrui
La ridotta necessità di approvazione esterna non è un mistero magico. La psicologia sociale e dello sviluppo offre strumenti utili per capire il fenomeno. Lautostima sviluppata su base esperienziale tende a essere più stabile di quella costruita su metriche sociali esterne. Quando la valutazione personale nasce da compiti svolti e non da feedback esterni frequenti, si crea una resilienza che attenua la ricerca di consenso.
Nicola Ferri psicologo clinico Universita degli Studi di Milano La stabilita autostima costruita su esperienze concrete tende a ridurre la reattivita alle opinioni esterne.
La citazione non risolve tutto ma illumina un punto essenziale. Le conferme esterne funzionano come droghe leggere. Quando sono immediate ripetute e misurabili diventano la principale valuta psicologica. Chi è cresciuto senza questa valuta ha dovuto inventare altri sistemi di contabilità emotiva.
La memoria collettiva come infrastruttura emotiva
Unaltra ragione meno discussa è la memoria collettiva. Gli anni 60 e 70 coincidono con certi immaginari culturali e politici che hanno insegnato a valutare il sé anche attraverso il prisma del gruppo e della causa. Questo crea un senso di appartenenza che non dipende dal gradimento individuale ma dallessere parte di qualcosa di più ampio. Non è meno vulnerabile ma cambia la direzione dellinvestimento emotivo.
Non tutti i nati in quegli anni sono uguali e questo è importante
Credere che linfluenza generazionale sia deterministica sarebbe ingenuo. Esistono variazioni enormi legate a classe sociale istruzione genere e esperienze personali. Alcune persone nate negli anni 60 e 70 possono essere profondamente motivate da approvazione esterna. Quello che propongo è che la tendenza statistica a cercare meno approvazione esterna ha radici riconoscibili e non è semplicemente nostalgia rosicchiata dai ricordi.
Bias di visibilita
Chi ha successo racconta la propria autonomia come naturale. Questo crea una narrativa che amplifica la percezione. Ma nelle conversazioni quotidiane e nei piccoli fallimenti si vede che la relazione con lapprovazione è complessa. Personalmente ho incontrato molte persone nate in quegli anni che reagiscono male al rifiuto e cercano conferme in modi sottili. La differenza è che spesso quelle conferme non devono essere pubbliche per essere decisive.
Un confronto con le generazioni successive
Dire che i nati negli anni 60 e 70 hanno meno bisogno di approvazione esterna non significa sminuire le difficoltà altrui. I nativi digitali affrontano pressioni nuove e intense. La visibilità permanente muta le dinamiche psicologiche. La pressione a performare socialmente è quantitativamente e qualitativamente diversa. Qui si apre una domanda che lascio volutamente parziale: quanto di quello che oggi chiamiamo bisogno di approvazione è effettivamente nuovo e quanto è una stessa dinamica espressa con strumenti diversi?
Limiti della spiegazione psicologica
La psicologia aiuta a tracciare percorsi possibili ma non esaurisce la complessità. Culture locali economia contesti familiari e eventi storici giocano ruoli centrali. Dire che la generazione degli anni 60 e 70 sia meno bisognosa di approvazione esterna ha senso come tendenza osservabile ma non come legge universale. Il rischio di stereotipare esiste ed è reale.
Osservazioni personali e qualche provocazione
Io tendo a rispettare le persone che non chiedono costantemente consenso. Non perché siano superiori ma perché dimostrano che unaltro modo di stare al mondo è possibile. Nel mio lavoro vedo spesso che la ricerca di approvazione è una strategia di sopravvivenza emotiva non un vezzo. Cambiare la strategia richiede fatica e spesso un ambiente più tollerante. Forzare il cambiamento in nome di una idealizzazione della forza interiore sarebbe stupido e inutile.
Una provocazione finale. Se accettiamo che alcune generazioni hanno sviluppato una maggiore autonomia emotiva allora abbiamo anche il dovere di evitare la retorica che elegge lautonomia a valore morale assoluto. Autonomia e connessione sono entrambe necessarie. Il vero lavoro consiste nel trovare un equilibrio che non dipenda da una etichetta generazionale.
Riepilogo sintetico
La tendenza di molte persone nate negli anni 60 e 70 a sentire meno il bisogno di approvazione esterna nasce da fattori storici culturali e psicologici. Lassenza di feedback istantaneo la pratica della responsabilita personale e forme diverse di appartenenza collettiva costruiscono una stabilita emotiva che riduce la dipendenza dal consenso. Questa non e una regola universale ma una lente utile per capire comportamenti e atteggiamenti.
| Fattore | Come contribuisce |
| Assenza di feedback immediato | Favorisce autostima basata su risultati concreti |
| Educazione orientata alla responsabilita | Promuove autonomia pratica e valutazione interna |
| Appartenenza collettiva | Riduce la necessità di approvazione personale pubblica |
| Varianza individuale | Impedisce generalizzazioni nette |
FAQ
Perché molte persone nate negli anni 60 e 70 sembrano meno dipendenti dal consenso altrui.
Perché la combinazione di minore esposizione a feedback istantanei più esperienze pratiche di autonomia e vari modelli di appartenenza sociale porta a sviluppare forme di autostima meno vincolate al giudizio pubblico. Questo spiega una tendenza ma non ogni caso individuale.
Questo significa che i nati negli anni 60 e 70 non hanno problemi di insicurezza.
No. Le insicurezze sono universali e trasversali. Ciò che cambia è spesso la strategia di gestione di queste insicurezze e la fonte delle conferme che una persona cerca.
Come influisce la tecnologia moderna su questa dinamica generazionale.
La tecnologia amplifica la disponibilita di feedback e la visibilita sociale ma non cancella gli apprendimenti emotivi preesistenti. Per molti nati negli anni 60 e 70 larrivo dei social network ha rappresentato un cambiamento culturale importante che ha richiesto adattamenti ma non necessariamente ha annullato le abitudini di fondo.
Ci sono situazioni in cui cercare approvazione esterna e positivo.
Sicuramente. La ricerca di feedback esterno puo essere utile per orientarsi in contesti nuovi per migliorare performance e per creare legami sociali. Il punto non e giudicare la ricerca di approvazione ma capire quando diventa dominante e disfunzionale.
Come usare queste informazioni nella vita quotidiana.
Le informazioni possono servire a essere meno giudicanti verso chi ha scelte diverse e a riconoscere i vantaggi e i limiti dei propri modi di cercare conferme. Non esiste una ricetta unica ma uninvito a osservare i propri meccanismi con curiosita e onesta.
In conclusione questo non e un elogio dellindifferenza ma un invito a guardare con piu precisione le radici generazionali delle nostre piccole fragilita.

