Nel mio giro per piazze e sale da tè italiane ho iniziato a vedere un fenomeno banale eppure sotterraneo: uomini e donne intorno ai settant anni che non stanno a rimpiangere ma decidono intenzionalmente come affrontare il resto del tempo. Non è un vezzo da pensionati arzilli. È una scelta mentale precisa che la psicologia contemporanea etichetta come personal agency. Questo pezzo non è un manuale di buone pratiche né un catalogo di frasi fatte. È un cronaca opinata di come, in età avanzata, il controllo dell atteggiamento diventi un atto politico personale.
Non è resilienza stereotipata. È autorità interiore.
Raccontarlo così è comodo per i giornali ma inganna. La parola resilienza spesso suggerisce sforzo eroico o una virtù esibita. Nelle persone di settant anni che conosco, ciò che vedo è meno eroico e più amministrativo. Si tratta di prendere decisioni su come investire attenzione, energia e tempo. Si tagliano incontri che prosciugano, si coltivano relazioni che danno senso, si scelgono rituali quotidiani che ridefiniscono la giornata. Il controllo dell atteggiamento è un lavoro domestico della mente. Richiede continuità, no flash motivazionali.
Una definizione che pesa
Albert Bandura, psicologo di fama internazionale, definì il concetto che stiamo sfiorando con parole che non ammettono frivolezze.
Perceived self efficacy refers to beliefs in ones capabilities to organize and execute the courses of action required to manage prospective situations. Albert Bandura Professor Emeritus of Social Science in Psychology Stanford University.
Questa citazione non è una formula magica ma un promemoria: la personal agency non è fiducia vaga. È la convinzione di poter pianificare e realizzare azioni concrete. Nelle persone settantenni questa convinzione emerge spesso da esperienze pratiche accumulate negli anni e da piccoli esperimenti quotidiani che funzionano.
Perché accade proprio ora della vita
Per alcuni la spinta nasce da limiti nuovi. Un disturbo di salute, la perdita di ruoli sociali, o un budget ristretto possono mettere in crisi vecchie routine. Spesso la reazione non è rassegnazione ma selezione: meno attività, più significato. Questo è un punto che non leggiamo abbastanza: il controllo dell atteggiamento nasce anche dalla necessità. Non è una bella metafora della libertà, è un calcolo affettivo.
Il tempo come risorsa politica
Se il tempo diventa scarto prezioso, la personal agency è la politica che ciascuno applica alla propria agenda. Vedo persone che impongono limiti ai parenti, che rifiutano compiti gratuiti, che dicono no senza spiegare. Non è sempre gentile, spesso è necessario. E non è egoismo: è riallocazione di risorse limitate verso ciò che alimenta la loro autonomia emotiva.
Meccanismi invisibili che funzionano
Ci sono pratiche empiriche, alcune banali altre inattese, che favoriscono questo controllo. Registrare una piccola routine mattutina che non cambia. Stabilire un paio di regole comunicative con amici e familiari. Scegliere attività che richiedono competenze specifiche e che rafforzano l identità. Queste non sono tecniche universali ma strumenti che permettono di ricostruire una sensazione di efficacia. Non tutte le persone le adottano. Chi lo fa, spesso lo fa con pragmatismo crudo e poco estetico.
L influenza delle storie personali
La personal agency nelle persone settantenni è spesso radicata in narrazioni di vita. Non dico che bisogna riscrivere la propria storia, dico che alcune storie forniscono materiale utile: un lavoro che ha richiesto responsabilità, un matrimonio che ha imparato il compromesso, la cura di figli o genitori che ha insegnato a organizzare il tempo. Questi fattori non garantiscono nulla ma offrono munizioni con cui sostenere scelte future.
Perché i giovani fraintendono spesso
I più giovani tendono a leggere questi atteggiamenti come ritiro o ostinazione. In parte è vero: c è chi si chiude. Ma la maggioranza cerca una diversa forma di influenza sul mondo, più limitata ma più diretta. Pensate allo stile di chi preferisce telefonare a un vecchio amico piuttosto che scrollare notizie infinite. La differenza sta nella deliberazione: non tutta attività è libertà. Scegliere di non consumare certe informazioni è un modo di affermare potere personale.
Non è fuga dal conflitto
Ho visto persone evitare battaglie inutili ma affrontare con fermezza quelle che contano: problemi legali, decisioni mediche, dispute familiari irrinunciabili. Questo rende chiaro che controllare l atteggiamento non significa arrendersi al quieto vivere. Al contrario, significa investire energia dove produce cambiamento reale.
Limiti e fallimenti
Non tutto è romantico. L esercizio della personal agency può diventare rigido, giudicante, o persino isolante. Chi impone regole ferree su ogni aspetto della propria vita rischia di perdere l opportunità di nuove esperienze. E poi c è un altro rischio: la narrativa dell autonomia assoluta può nascondere disuguaglianze materiali che rendono impossibile scegliere. Non voglio minimizzare: molti settantenni hanno meno opzioni di quante ne immaginiamo.
Una proposta non definitiva
Se devo schierarmi dico che applaudire chi a settant anni decide come vivere non basta. Bisogna anche difendere le condizioni che rendono possibile la scelta. Parlo di reti sociali, servizi presenti sul territorio, e spazi pubblici che non escludano chi invecchia. Il controllo dell atteggiamento è potente, ma non è un rimedio universale. Serve attenzione collettiva perché queste pratiche non diventino un lusso per pochi.
Un invito personale
Non aspettate di avere settant anni per fare esperimenti su come dirigere la vostra attenzione. Provate a restringere, sperimentare, mantenere quello che funziona. Non perché qualcuno ve lo consiglia ma perché la pratica di scegliere con chiarezza costruisce una specie di muscolo psicologico. Non garantisce felicità ma rende la vita meno dispersa.
Chiudo con un pensiero: vedere persone di settant anni assumere il comando del proprio atteggiamento ci obbliga a ripensare l idea di età. Non è solo un conto alla rovescia. È, talvolta, l inizio di una forma di maturità più austera e politica che vale la pena osservare senza indulgenza né compiacimento.
Tabella riassuntiva
| Idea chiave | Perché conta |
|---|---|
| Personal agency come scelta operativa | Trasforma la percezione in azione concreta. |
| Tempo come risorsa | Focalizzare le energie produce impatto emotivo e sociale. |
| Radici nelle storie personali | Esperienze passate forniscono strumenti pratici. |
| Rischi | Rigidità e disuguaglianze possono limitare l efficacia. |
| Implicazione collettiva | Occorrono servizi e contesti che permettano la scelta vera. |
FAQ
Che cosa significa esattamente personal agency in psicologia?
Significa la capacità di una persona di pianificare e mettere in atto azioni per influenzare i risultati della propria vita. Non è magia. È una combinazione di convinzioni, competenze ed esperienze che insieme permettono di dirigere l attenzione e il comportamento verso obiettivi scelti.
Perché molte persone la sviluppano solo in tarda età?
Non è una regola ma una tendenza. In tarda età alcune variabili convergono: meno ruoli obbligati, maggiore chiarezza sulle priorità, e una storia di piccoli successi e fallimenti che consente di valutare meglio cosa vale la pena di impegnare. In certi casi la necessità impone la scelta.
È qualcosa che si può imparare o è innato?
È appreso e costruito. Le esperienze di riuscita, i modelli sociali e il sostegno relazionale sono fonti di questa capacità. Non è una dote immutabile: si può allenare modificando abitudini, chiedendo aiuto e sperimentando alternative concrete.
La personal agency porta automaticamente a benessere?
No. Può migliorare il senso di controllo e ridurre la dispersione emotiva, ma non è una bacchetta magica. A volte crea conflitti o isolamento quando applicata rigidamente. Serve equilibrio e un contesto che permetta scelte reali.
Che ruolo hanno famiglia e comunità?
Possono facilitare o impedire. Una famiglia che riconosce l autonomia delle persone anziane e servizi locali accessibili rendono praticabile la scelta consapevole. Al contrario, pressioni sociali o carenza di risorse limitano le opzioni disponibili.
Come riconoscere se qualcuno esercita personal agency in modo sano?
Lo riconosci dalla capacità di prendere decisioni che rispettano la propria identità senza prevaricare gli altri, dalla disponibilità a negoziare e dal mantenimento di relazioni significative. Quando la scelta diventa rifiuto ideologico di tutto, bisogna interrogarsi.

