Ogni tanto succede: qualcuno ti dice qualcosa di bello e invece di sorridere senti un corto circuito interiore. Non è imbarazzo gentile, non è falsa modestia, è proprio disagio. In questo pezzo provo a spiegare perché alcuni complimenti ci lasciano strani invece che lusingati. Non è una lista di consigli di galateo. È un tentativo di capire i meccanismi nascosti, quelli che non piacciono alle presentazioni pulite ma che spiegano bene le nostre reazioni più goffe.
Un complimento è una luce puntata. E a volte la luce brucia
Le parole gentili mettono in gioco due cose insieme: l attenzione dell altro e una versione di te che non sempre riconosci. Se dentro di te c è una storia — costruita fra casa scuola e relazioni stanche — che dice che non sei all altezza, la frase buona di un altro crea una dissonanza. Lo dico con franchezza: ricevere un complimento richiede fiducia nel racconto che ti fai di te stesso. E quando quel racconto è fragile, la lode suona falsa, o peggio, minacciosa.
Non è solo autostima povera
Molte spiegazioni semplicistiche riducono tutto alla bassa autostima. Sì, conta. Ma non basta. Ci sono due dinamiche spesso trascurate. La prima è la paura dell attaccamento condizionato: se da bambino l affetto arrivava solo dopo un risultato, il complimento attiva l idea che ogni apprezzamento ha una scadenza e un prezzo. La seconda è la regolazione emotiva: un complimento improvviso può attivare un circuito di controllo che pensa in termini di compiti da svolgere. In pratica il complimento non è un regalo ma una richiesta mascherata.
La reputazione del complimento: intenzione percepita contro esperienza reale
Esiste una discrepanza sistematica fra ciò che chi dà pensa e ciò che chi riceve sente. Spesso il donatore della lode sottovaluta quanto l altro sarà toccato o imbarazzato. Lo sa bene chi studia il comportamento sociale: la nostra tendenza a non dire cose belle deriva in parte dall ansia di essere fraintesi o giudicati ridicoli. Ma quando la lode arriva davvero, la metà delle volte non è il calore che immaginavamo ma un peso.
“Compliments are the easiest way to make other people and as a result ourselves feel better. But when a kind thought comes to mind people often dont say it.”. Nicholas Epley Professor of Behavioral Science University of Chicago
La frase di Nicholas Epley è utile perché ribalta una convinzione comune: i complimenti hanno potere positivo ma non vengono espressi. Il risultato? Molta gentilezza rimane inespressa e quando emerge diventa un evento imprevisto, con tutte le sue complicazioni per chi lo riceve.
Il sesso del complimento: genere, contesto e categoria
Non tutti i complimenti sono uguali. La lode sul lavoro attiva meccanismi diversi rispetto a quella sull aspetto fisico. Nel primo caso i nervi coinvolti sono il dovere e il merito, nel secondo il senso di esposizione e l oggettificazione. Le ricerche filologiche e sperimentali mostrano che i complimenti sull aspetto possono distrarre e persino peggiorare la performance in compiti complessi perché spostano risorse cognitive sul proprio corpo. Questo non significa che siano sbagliati per definizione, solo che hanno effetti collaterali specifici.
Chi lo dice e dove lo dice conta
Un commento da un superiore durante una riunione avrà connotazioni diverse rispetto a un apprezzamento detto da un estraneo in fila alla cassa. La distanza sociale, la storia con la persona e il luogo creano una cornice interpretativa che può trasformare un complimento in un investimento, in una trappola o in un conforto. E noi, spesso, non abbiamo lo strumento per smontare quella cornice sul momento.
Perché alcuni complimenti diventano obblighi
Una dinamica sottile che vedo nelle conversazioni quotidiane è questa: la lode viene interiorizzata come promessa. Se mi si dice che sono bravo in qualcosa, parte immediatamente la serie di pensieri che traducono la lode in dovere. Questo spiega perché molte persone rispondono al complimento con una battuta o un ridimensionamento: non vogliono accettare la nuova etichetta che imporrebbe ulteriori aspettative.
Il ruolo della vulnerabilità
Accettare un complimento è un atto di esposizione. E ci sono persone che hanno imparato a proteggersi proprio sopprimendo l esposizione. Dunque rifiutare o minimizzare la lode è una strategia di sopravvivenza emotiva, non una semplice scortesia.
Proposte pratiche senza essere pedagogici
Non offro soluzioni magiche. Però suggerisco alcune mosse che potresti provare quando un complimento ti mette a disagio. Prima: osserva la sensazione senza giudicarla. Questo piccolo allungamento di attenzione spesso riduce l impulso a reagire male. Seconda: rispondi corto e vero. Un grazie semplice funziona più spesso di una battuta automatica. Terza: rivaluta la qualità del legame. Se una persona ti loda e senti sospetto, chiediti se la storia fra voi giustifica la franchezza o se il sospetto è un riflesso di una ferita passata.
Non è sempre colpa del ricevente
Anche chi fa il complimento ha responsabilità. Dire qualcosa di gentile senza mettere l altro in imbarazzo richiede sensibilità. A volte la differenza fra un complimento che apre e uno che chiude sta solo nel tono e nel timing.
Conclusione aperta
Non concludo con una formula rassicurante. Voglio invece lasciare la scena aperta: i complimenti sono strumenti potenti ma ambigui. Possono curare o aumentare il dolore. Il vero lavoro è culturale e individuale insieme: imparare a dare lodi più consapevoli e coltivare dentro di sé la capacità di riceverle senza che diventino un debito. Questo richiede tempo e spesso l aiuto di pratiche che riordinano la storia che abbiamo su noi stessi. Ma anche solo riconoscere che il disagio non è un difetto di educazione è un buon inizio.
Tabella riassuntiva
| Aspetto | Cosa succede | Effetto tipico |
|---|---|---|
| Incoerenza interna | Il complimento contraddice la propria narrativa | Disagio e sospetto |
| Contesto sociale | Luogo e relazione alterano l interpretazione | Lode percepita come obbligo o manipolazione |
| Categoria del complimento | Aspetto fisico o performance | Attivazione di vergogna o distrazione cognitiva |
| Storia personale | Affetto condizionato o traumi relazionali | Diffidenza verso l attenzione |
| Risposta consigliata | Osservare, ringraziare, valutare | Riduce l impatto negativo |
FAQ
1. Perché mi sento in colpa quando accetto un complimento?
Spesso la colpa è il risultato della finestra di aspettative che si apre dopo la lode. Se nella tua storia l apprezzamento è legato a doveri o ricatti emotivi, accettarlo può suonare come assunzione di un nuovo impegno. Inoltre c è la paura di sembrare arrogante agli occhi degli altri. Riconoscere l origine di questa colpa aiuta a distinguerla dalla semplice gratitudine.
2. Cosa fare se un complimento riguarda il mio corpo e mi mette a disagio?
Puoi scegliere risposte brevi e neutrali come grazie oppure spostare l attenzione su un aspetto non corporeo dell interazione. Se la persona che fa il complimento è un collega o un superiore e la lode ti sembra inappropriata, hai tutto il diritto di segnalare il disagio in modo fermo e calmo. Non c e bisogno di trasformare il momento in una disputa ma nemmeno di sopportare commenti che ti spostano in una zona sgradevole.
3. Come posso imparare a ricevere complimenti con meno diffidenza?
Non è un cambiamento immediato. Un approccio utile è l allenamento progressivo: accetta piccoli complimenti senza trasformarli in prove. Pratiche di mindfulness e conversazioni con persone di fiducia possono aiutare a disinnescare la narrativa critica interna. Se la diffidenza è radicata in esperienze traumatiche o attaccamento insicuro, un lavoro psicoterapeutico offre strumenti più robusti per rinegoziare il rapporto con l apprezzamento.
4. È sempre colpa di chi fa il complimento se l altro si sente male?
No. La responsabilità è condivisa. Chi dispensa lodi dovrebbe essere sensibile al contesto e alla relazione. Chi riceve porta la propria storia emotiva. L ideale sarebbe un incontro consapevole: dare con cura e accogliere con curiosità. Quando questo non succede, il malessere non è un fallimento morale ma un segnale su cui lavorare.
5. I complimenti possono peggiorare le performance?
Sì in alcuni casi. Studi sperimentali hanno documentato che commenti sull aspetto possono drenare risorse cognitive e diminuire la performance in compiti che richiedono concentrazione. Anche i complimenti che generano ansia da prestazione possono avere effetti negativi. Il punto non è evitare del tutto il riconoscimento ma calibrare cosa viene lodato quando e come.

