Sono nato in un tempo in cui la conversazione avveniva a voce nel bar sotto casa e gli applausi arrivavano in carne e ossa. Non è nostalgia sterile. È un fatto che continua a modellare un modo di sentire. Chi è nato negli anni 60 e 70 porta dentro un lessico emotivo e pratico che non si rende misurabile con una barra di progresso digitale.
Un metro di valore diverso
Quando parlo con amici della mia generazione, noto che la soddisfazione si manifesta come un contenuto sfumato. Puoi riconoscerla in una cena che si protrae oltre la necessità, in un lavoro portato avanti con cura anche senza fanfare, nella cura per qualcosa che non deve piacere a tutti per avere senso. Questo non significa rifiuto delle tecnologie. Significa rifiuto di un unico metronomo sociale che delimiti valore e attenzione.
La timeline come specchio deformante
I social media hanno introdotto un calendario dell’attenzione che premia l’immediato e punisce la lentezza. Per molti nati negli anni 60 e 70 la lentezza non è debolezza ma criterio. Non si tratta di non voler apparire. Si tratta di considerare l’apparire come un atto intenzionale, non come una moneta da spendere a ogni ora del giorno.
Jeffrey Gottfried Associate Director Research Pew Research Center says YouTube and Facebook remain the most widely used online platforms across adult age groups.
Esperienza lunga, aspettative più vaste
Una vita che ha attraversato più fasi lavorative, cambi di città, crisi economiche e ricostruzioni relazionali produce uno scarto tra ciò che eccita e ciò che conta. I like funzionano come un battito cardiaco di superficie. Misurano impulso. La generazione dei 60 e 70 non si fida dei segnali che non hanno avuto il tempo di sedimentare. E spesso preferisce investire energia in risultati che non si possono racchiudere in una notifica.
Valori calibrati sul concreto
Ciò che pesa davvero è la durata della fiducia, la reputazione costruita di persona, la sicurezza materiale. Queste cose non hanno bisogno di una grafica accattivante per essere reali. E quando un post ottiene cento like ma nessuno ti chiama per chiedere come stai, qualcuno di questa generazione nota la discrepanza e si irrita. La misura sociale che conta non è il consenso istantaneo ma l’azione continuativa.
Perché la memoria cambia la scala
Chi è nato negli anni 60 e 70 ha una memoria formata prima della digitalizzazione totale. Le relazioni hanno ricordi che non sono compressi in file. Le storie intime hanno cicli lunghi. Questo crea una resistenza quasi automatica a misure che restano in superficie. Non è rigidità generazionale. È un filtro storico.
Un piccolo esperimento mentale
Immagina un amico che riceve centinaia di like su una foto del suo nipote. Se la foto non è accompagnata da una chiamata per il compleanno del nipote o da un aiuto concreto alla famiglia, la gioia mediatica può sembrare vuota. Per molti nati negli anni 60 e 70 il valore sociale si costruisce così: azione. Un like che non porta azione resta puro spettacolo.
Non tutti i rifiuti sono dogmi
Ci sono molti over cinquanta che condividono, postano, diventano influencer. La differenza sta nella ragione. Chi proviene dagli anni 60 e 70 che usa i social lo fa spesso per mantenere relazioni reali o per trovare spazi di comunità, non per alimentare una contabilità del sé. Questo sposta l’energia dall’esibizione al dialogo selettivo.
La tecnica come strumento e non come giudice
Molti nella mia generazione usano smartphone e app con competenza crescente. Non confondere prudenza con incompetenza. La scelta di non misurare la vita con i like può essere strategica. È la volontà di non lasciare che un algoritmo definisca ciò che merita attenzione. E poi c’è l’orgoglio di pratiche sociali che hanno richiesto tempo per radicarsi: un incontro, una lettera, un aiuto concreto. Non sono vintage. Sono selettive.
La mia opinione e qualche osservazione personale
Ho visto colleghi accettare che la vita scorra al ritmo degli indicatori digitali per anni. Alcuni hanno guadagnato visibilità ma hanno perso un senso di misura personale. Altri hanno scelto di ritirarsi in aree meno esposte e hanno recuperato tranquillità. Io sto con chi sceglie deliberatamente. Credo che la capacità di mantenere confini tra ciò che appartiene al pubblico e ciò che resta privato sia una competenza democratica oggi sottovalutata.
Un avvertimento che non è un ammaestramento
Non dico che i like siano privi di valore. Dico che sono un indicatore povero per giudicare una vita. Preferisco misure che richiedono tempo per essere verificate. Questo non è un manuale di sopravvivenza. È un invito a pensare con lentezza. Perché la lentezza spesso rivela ciò che il rumore digitale nasconde.
Qualcosa rimane sospeso
Non voglio chiudere tutte le porte. Alcune persone nate negli anni 60 e 70 usano i social per raccontare storie intense e raggiungere chiunque. Altre volte il rifiuto della misura digitale è anche una forma di autodifesa contro mercificazioni dell’attenzione. La verità, come sempre, sta in mezzo e scivola via se la si vuole trattenere troppo forte.
In definitiva, misurare la vita con i like è comodo. Permette di trasformare complessità in numeri digestibili. Ma chi è nato negli anni 60 e 70 ha imparato che molti numeri non resistono al tempo. Preferiscono qualità che non si presta a infografiche. Questione di gusto forse. Ma anche di responsabilità verso se stessi e verso gli altri.
Tabella riassuntiva delle idee chiave
| Tema | Sintesi |
|---|---|
| Scala di valore | Si privilegia durata e azione concreta rispetto al consenso istantaneo. |
| Memoria storica | Esperienze pregresse rendono i segnali digitali meno affidabili come misura di valore. |
| Uso tecnologico | Non rifiuto della tecnologia ma selezione degli scopi e dei confini. |
| Dimensione sociale | La reputazione si costruisce con azioni ripetute e non con interazioni effimere. |
| Scelta intenzionale | La resistenza ai like è spesso una scelta consapevole per proteggere attenzione e tempo. |
FAQ
Perché alcune persone nate negli anni 60 e 70 non si preoccupano dei like?
Perché per loro il valore sociale è spesso legato a pratiche che si manifestano nel tempo e nel gesto concreto. Hanno vissuto esperienze che hanno insegnato che il consenso immediato non coincide necessariamente con supporto reale. Questo porta a una maggiore cautela nell’affidare la propria autostima a indicatori esterni e volatili. Inoltre molti hanno costruito identità professionali e personali prima dell era digitale e quindi la scala di giudizio rimane meno condizionabile dai social.
I like possono comunque avere un ruolo positivo per questa generazione?
Sì. Possono essere strumenti utili per mantenere relazioni lontane o per promuovere progetti concreti. Quando il like è accompagnato da azioni reali come partecipazione, dialogo e impegno continuo, smette di essere puro segnale e diventa ponte verso qualcosa di tangibile. Il problema nasce quando il like sostituisce l azione individuale e collettiva.
Come cambia l approccio tra chi ha quarant anni e chi ne ha sessanta?
Le differenze sono sfumate. Chi ha quarant anni ha spesso una maggiore familiarità con pratiche social digitali ma non necessariamente accetta la logica dei like come unica misura di valore. Chi ha sessanta anni tende a guardare al mezzo con più sospetto ma non sempre lo evita. La variabilità individuale è alta. Gli atteggiamenti sono influenzati da fattori come lavoro, reti sociali e interessi personali.
È possibile convivere con i like senza esserne governati?
Certamente. Serve consapevolezza. Stabilire regole personali sull uso dei social, distinguere ciò che serve da ciò che distrae, e preferire forme di interazione che prevedano responsabilità e continuità. Non è necessario essere onnipresenti per essere efficaci. Spesso meno presenza pensata vale più di una presenza frenetica e motivata solo dall algortimo.
Cosa possono imparare i giovani da chi è nato negli anni 60 e 70?
I giovani possono imparare a dare tempo al tempo. A non confondere visibilità con valore. Questo non significa restare indietro. Significa integrare rapidita con profondita. È una competenza sociale utile in contesti dove attenzione e relazione sono risorse preziose e scarse.
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