Quando vedo un nonno lasciare vincere il suo nipotino a una partita di carte penso sempre a due cose insieme. La prima è la tenerezza di un gesto che sembra banale. La seconda è il sospetto che dietro quella mano perdente ci sia molto di più di una semplice concessione. Questo pezzo vuole scavare in quella zona grigia dove educazione e relazione si incontrano. Non voglio solo teorizzare. Racconto, giudico e a volte contraddico me stesso. E lo faccio perché la questione merita più di un luogo comune.
Un gesto piccolo ma stratificato
Lasciare vincere non è sempre la stessa cosa. Ci sono partite in cui l’adulto storce il muso e finge di perdere. Ci sono altri casi in cui la vittoria viene costruita in modo volutamente sottile con regole morbide o con una scelta apparente di mosse. In ambedue i casi il messaggio che arriva al bambino non è solo «hai vinto». È un insieme di segnali che riguardano il valore della competenza, la sensazione di appartenenza e la possibilità di provare emozioni senza venire abbandonati dalla figura adulta.
La fiducia come esperienza praticabile
Quando i grandi manipolano la dinamica del gioco per lasciare spazio alla vittoria di un piccolo, offrono qualcosa di concreto: una esperienza di successo manipolata ma comunque reale. Questa esperienza è diversa dallodiaria lode verbale. È un frammento di realtà che il bambino può toccare e ripetere nella sua testa: una prova che dice io posso. La psicologia chiama queste esperienze mastery experiences e sono tra le basi della fiducia in se stessi.
“Words—more specifically the messages they deliver and by the people who state them—have great power,” explains Dr. Brett A. Biller, Psy.D., the Mental Health Director at the Audrey Hepburn Children’s House, Hackensack University Medical Center.
Non metto tra virgolette questa citazione per approvazione rituale. La uso perché ci ricorda che il valore non è solo nel gesto ma nelle parole e nell’identità di chi le pronuncia. Un nonno che dice «bravo» dopo aver lasciato vincere ha peso diverso rispetto a uno sconosciuto che applaude.
Perché gli anziani sono spesso quelli che lasciano vincere
Ci sono ragioni socio culturali e ragioni pratiche. Culturalmente gli anziani hanno ruoli che oscillano tra autorità e tenerezza. Possono scegliere consapevolmente di fare da spazio sicuro per le nuove generazioni. Ma non è tutto. Sul piano psicologico l’anziano può percepire la propria utilità nel mondo attraverso la trasmissione di esperienze positive. Lasciare vincere diventa una strategia per mantenere un legame affettivo forte e immediato.
Una strategia non innocua
Non sto dicendo che sia sempre giusto. Cedere sistematicamente ogni vittoria può creare aspettative distorte. La differenza cruciale sta nella frequenza e nell’intenzione. Concedere una vittoria come parte di una relazione ampia che include anche sfide reali e feedback onesto è diverso dall’evitare tutta la difficoltà. La psicologia suggerisce che l’equilibrio è la chiave ma il bilanciamento è un’arte e non una formula.
Confidenza e senso di sé: come si lega il lasciare vincere
La fiducia non è un fatto unico. È un tessuto fatto di prove, fallimenti rielaborati e piccoli trionfi. Quando un adulto lascia vincere in modo intenzionale, talvolta sta costruendo un punto di partenza. Quella vittoria funzionerà come un campione interno che il bambino potrà richiamare nei momenti di dubbio. Non promette protezione eterna ma fornisce un precedente emotivo.
Quando la concessione diventa una lezione
Le vere lezioni non sono le morale estemporanee. Sono quelle che il bambino sperimenta. Un nonno che lascia vincere ma che poi spiega perché in altre occasioni non ha fatto lo stesso sta insegnando qualcosa di più solido della semplice gratificazione: sta modellando il concetto di contesto. E il bambino impara quando la vittoria è significativa e quando è uno strumento relazionale.
Osservazioni personali e qualche contraddizione
Mi sento spesso diviso tra l’apprezzare gesti che mi commuovono e il fastidio per le scorciatoie emotive. Ho visto bambini che, grazie a piccole vittorie pilotate, hanno rischiato di non sviluppare la tolleranza alla frustrazione. Ho visto anche bambine e bambini che, grazie a una mano amica che ha temporaneamente cambiato le regole, hanno trovato il coraggio di provare di nuovo dopo un fallimento. Le vite non si lasciano ridurre a consigli. È il contesto che decide.
Non tutto è replicabile
Un avvertimento: non esiste una ricetta universale. Le famiglie sono ecologie complesse e il gesto di un adulto interagisce con mille altri fattori. Lasciare vincere può funzionare come catalizzatore in un ambiente già ricco di conferme. In un ambiente carente di attenzione quella stessa mossa può restare isolata e poco efficace. Sottolineo questo perché mi infastidisce la narrativa che trasforma ogni singolo gesto in un must da replicare acriticamente.
Conclusione provvisoria
La mia posizione è chiara e non neutrale. Credo che, usata con misura e consapevolezza, la pratica di lasciare vincere possa essere una potente leva per costruire fiducia nei bambini. La parola chiave è misura. È preferibile che la vittoria concessa si integri in una storia più lunga di sfide autentiche, dialogo e confini chiari. Solo così la vittoria resta un mattone utile e non un mattone di cartone.
Tabella riassuntiva
Idea centrale Lasciare vincere costruisce esperienze di successo esperienziali che favoriscono la fiducia.
Quando funziona Se integrato in un contesto di affetto coerente e di sfide reali.
Quando danneggia Se diventa abitudine e sostituisce la possibilità di affrontare la frustrazione.
Ruolo degli anziani Spesso agiscono come vettori relazionali e simbolici della fiducia.
Consiglio pratico Usare la concessione come strumento relazionale accompagnato da spiegazioni e sfide successive.
FAQ
1 Che differenza c e tra elogiare e lasciare vincere? Elogiare è un atto verbale che può rinforzare un comportamento. Lasciare vincere è un intervento nella realtà del gioco che produce una prova concreta di successo. Entrambi servono ma funzionano in modi diversi. L elogio modella la narrazione interna del bambino. La vittoria costruita fornisce una prova esterna che quella narrazione può poi ancorarsi a realtà ripetibili.
2 Quante volte e utile permettere la vittoria? Non esiste un numero magico. È utile farlo con moderazione e intenzione. Se la concessione è parte di una relazione che prevede anche difficoltà autentiche e feedback onesto allora la frequenza può essere rara ma significativa. Se diventa la regola perde valore.
3 Che segnali osservare per capire se sto esagerando? Se il bambino mostra frustrazione minima davanti alla sconfitta oppure chiede sempre l aiuto per vincere allora potresti aver esagerato. Al contrario se la sconfitta genera reazioni di rabbia gestibili o momenti di riflessione allora probabilmente l equilibrio regge.
4 Come parlare al bambino dopo aver lasciato vincere? Spiega con parole semplici perché hai agito in quel modo e cosa significa imparare. Porta attenzione alle emozioni del bambino e non solo al risultato. Questo aiuta a trasformare l episodio in una lezione relazionale e non in un trucco.
5 Che ruolo hanno i nonni rispetto ai genitori in questa dinamica? I nonni possono usare la concessione come strumento relazionale che rafforza il legame. Tuttavia il loro gesto deve essere coerente con la cornice educativa offerta dai genitori. Quando le figure adulte rimangono allineate il valore del gesto aumenta.
6 Esistono giochi piu adatti per questo tipo di intervento? Giochi semplici e cooperativi sono spesso più adatti perché permettono di costruire la vittoria senza creare aspettative rigide. Giochi competitivi a punteggio elevato richiedono più cautela perché la distorsione del risultato può avere effetti meno prevedibili.

