Molti di noi nati o cresciuti negli anni 60 e 70 portano dentro un lessico della comunità che oggi suona quasi arcaico eppure continua a mordere il presente. Non parlo di nostalgia pulita e innocua. Parlo di abitudini sociali precise che hanno formato comportamenti collettivi e modi di pensare. In questo articolo provo a tracciare cosa davvero rimane di quel patrimonio e perché, spesso senza volerlo, ce ne siamo dimenticati.
Un approccio pratico alla fiducia
Quando si parla di fiducia nella vita quotidiana dei decenni tra il 1960 e il 1979 non si tratta di una teoria astratta. La fiducia era un fatto operativo. Il vicino prestava attrezzi senza contratti. I genitori affidavano i figli a sport di quartiere senza consultare mille recensioni online. Questo atteggiamento non derivava da ingenuità ma da una rete di reciprocitá ripetuta. Si imparava a ripagare il favore e a non tradire un nome. Quel circuito elementare generava norme di comportamento che oggi il mercato digitale fatica a replicare.
Il valore delle pratiche ripetute
Col tempo la ripetizione ha creato linguaggi familiari. Le attività di quartiere, i club sportivi, le feste parrocchiali o i circoli di lettura non erano semplici eventi. Erano esercizi di allenamento sociale. Ogni incontro consolidava regole non scritte che poi orientavano scelte più grandi. È una intuizione pratica e solo parzialmente studiata dalle scienze sociali. A posteriori sembra banale ma non è banale capire quanto la durata e la ripetizione abbiano modellato la vita civile.
Pluralità e conflitto dentro la comunità
Contrariamente a un racconto monolitico, molte comunità degli anni 60 e 70 erano luoghi in cui diversitá e tensioni convivevano. Non sempre vinse la tolleranza. Ma si imparava a negoziare disaccordi faccia a faccia. Quella negoziazione generava capacità di resistenza collettiva e di solidarietá tattica. Oggi discorsi politici e piattaforme online spesso esacerbano lo scontro proprio perché eliminano la mediazione fisica e le conversazioni prolungate.
Una citazione che torna utile
To build community requires vigilant awareness of the work we must continually do to undermine all the socialization that leads us to behave in ways that perpetuate domination.
bell hooks Author and Scholar Berea College.
Queste parole di bell hooks ricordano che la comunità non è automaticamente giusta. È lavoro. È pratica consapevole. E chi è cresciuto nei 60 e nei 70 lo sapeva anche se non sempre lo ha teorizzato.
Lavoro collettivo e senso di competenza
Una cosa che spesso sfugge è il rapporto tra comunità e competenza pratica. Riparare insieme il campanile della parrocchia o organizzare una sagra significava trasmettere abilità tecniche, procedurali e relazionali. I ragazzi imparavano non soltanto a usare una sega ma a farlo insieme mantenendo ordine e responsabilità. Questo tipo di apprendimento sociale ha effetti duraturi sulla fiducia nelle istituzioni minori.
Non tutto era perfetto
Non bisogna mitizzare. Le comunità dell epoca spesso escludevano, marginalizzavano e resistevano al cambiamento. Però chi le frequenta oggi reperisce spesso un bagaglio di pratiche utili per ricostruire relazioni restituibili e curabili. Non sono prescrizioni magiche ma appunti pragmatici.
Il declino delle associazioni e l avvertimento di uno studioso
Chi ha studiato di più la frammentazione sociale moderna ha segnalato un cambiamento profondo nella partecipazione civica a partire dagli anni 60 e 70. Il calo della membership nelle associazioni ha generato onde che abbiamo sotto stimato. Non è solo una questione di meno feste di paese. È l erosione di quei dispositivi di fiducia che permettono alle comunità di funzionare anche nelle crisi.
Un avvertimento misurato
Were you watching Friends instead of having friends. We are not simply entertaining ourselves into connection.
Robert D. Putnam Political Scientist Harvard University.
Putnam ha segnalato per tempo che la riduzione di pratiche collettive produce conseguenze politiche e sociali. Qui non voglio ripetere i suoi dati. Voglio sottolineare la sensazione che molte persone costruite socialmente negli anni 60 e 70 ancora portano con sé: una diffidenza per le soluzioni che sembrano rapide e senza fatica relazionale.
Che cosa possiamo riusare e cosa va lasciato indietro
Riusare il senso di obbligo reciproco non significa tornare a modelli identitari esclusivi. Significa recuperare il metodo. Il metodo è semplice e duro. Identificare bisogni tangibili. Mettere insieme persone diverse attorno a un compito concreto. Ripetere quel compito abbastanza da renderlo prevedibile. Valutare risultati collettivi invece che singole prestazioni. C è anche la possibilità di migliorare quel metodo includendo pratiche di ascolto e rotazioni di responsabilità per evitare gerarchie rigide.
La tentazione del rimpianto
Molti cadono nella trappola sentimentale. Dicono che tutto era meglio. Non lo era. Ma il rimpianto ha valore se si trasforma in apprendimento. Spesso invece resta solo un alibi per non cambiare nulla.
Un appello non banale
Se sei nato negli anni 60 o 70 potresti avere una responsabilità doppia. Da una parte conservi pratiche che funzionano. Dall altra devi ammettere che alcune norme non sono più accettabili. Per esempio la forza del gruppo non va usata per escludere ma per includere. È un lavoro politico, pratico e sporco. Nessuna retorica estetica lo sostituisce.
Conclusione aperta
La comunità insegnata dai decenni 60 e 70 è un patrimonio di metodi più che di memorie. Metodi che insegnano a fidarsi a piccoli passi e a costruire regole nell azione. Alcune di queste regole andrebbero ricucite nel presente. Altre no. Non dispongo di risposte definitive. Questo pezzo vuole essere uno spunto concreto per chi vuole recuperare qualcosa senza riprodurre errori del passato.
Tabella di sintesi
| Idea | Che cosa significa oggi |
|---|---|
| Fiducia pratica | Costruire fiducia con gesti ripetuti e prevedibili. |
| Conflitto visibile | Negoziare faccia a faccia produce adattamenti pratici. |
| Apprendimento collettivo | Compiti condivisi trasmettono abilità sociali. |
| Rischio di esclusione | La comunità deve includere e non cristallizzare privilegi. |
| Metodo oltre la nostalgia | Usare le pratiche come strumenti e non come miti. |
FAQ
Che differenza c è tra comunità vissuta negli anni 60 70 e quelle di oggi?
La differenza principale sta nella densitá delle pratiche ripetute. Nei decenni indicati molte relazioni si costruivano attorno ad attività ricorrenti e locali. Oggi molte interazioni sono episodiche e mediate dalla tecnologia. Questo non significa che le comunità moderne siano meno profonde ma che tendono a creare legami di tipo differente. Per chi vuole ricostruire relazioni profonde è utile recuperare la dimensione della continuitá e del compito condiviso.
Come evitare di ripetere gli errori del passato quando si rilancia la comunità?
Occorre mettere al centro la permeabilitá. Introdurre regole di rotazione nei ruoli di potere e pratiche di ascolto attivo. Creare spazi dove le voci marginali hanno diritto di intervento reale. In pratica questo significa predisporre procedure chiare per le decisioni e verifiche periodiche dei risultati sociali.
Le pratiche degli anni 60 70 sono replicabili nelle cittá contemporanee?
Sì ma non identicamente. In contesti urbani e diversificati è utile trasformare il metodo in moduli adattabili. Per esempio un progetto di quartiere può prendere l idea di un compito condiviso e frammentarlo in microattivitá che favoriscano la partecipazione di chi ha poco tempo. L importante è mantenere ripetizione e responsabilitá condivisa.
Quanto conta la memoria generazionale nella trasmissione di queste pratiche?
Molto. Le storie familiari e di quartiere sono vettori di norme sociali. Ma non sono tutto. La memoria può istruire e al tempo stesso ingabbiare. Il passaggio utile è quello che converte ricordi in pratiche testate e aggiornabili. Così la memoria diventa laboratorio operativo e non solo santuario celebrativo.
Da dove iniziare se voglio riattivare la comunità nel mio quartiere?
Iniziare con un compito concreto e limitato. Organizzare una giornata di pulizia di un parco o una piccola festa collettiva o una riparazione condivisa. Poi ripetere. Coinvolgere persone con competenze diverse e lasciare che i ruoli circolino. Non aspettare il consenso unanime. La ripetizione porta alla fiducia più dei comitati eterni.

