Cosa ci hanno insegnato gli anni 60 e 70 su come vivere davvero nel presente

Negli anni 60 e 70 non c era solo musica che cambiava la radio. C era un modo diverso di abitare il tempo. Chi ha vissuto quegli anni lo descrive come un tempo meno programmato e più esposto all improvviso. Non era perfezione ma una presenza spesso grezza e non mediata. In questo pezzo provo a riconoscere quello che quei decenni avevano di utile per la nostra capacità di stare nel qui e ora e dove, oggi, rischiamo di averne perso il succo.

Un trucco dell epoca: l attenzione come pratica sociale

Non era mindfulness come la decliniamo oggi nelle app. Era piuttosto una pratica diffusa e imperfetta che passava per conversazioni lunghe, marce, assemblee, notti in cui si ascoltava qualcuno che parlava senza l intento di persuadere ma di condividere. Essere presenti allora significava partecipare a un flusso collettivo che non aveva un algoritmo a dirti quando interrompere. Da questa esperienza emergono due lezioni. La prima riguarda la lunghezza dell attenzione. La seconda riguarda la tolleranza all inconcluso. Oggi disprezziamo l inconcluso, lo trasformiamo in notifica.

La lunghezza dell attenzione

In quegli anni la gente si abituava a stare in un luogo mentale per ore parlando di politica o musica o sesso. Non era perché fossero tutti profondi. Era perché non c era un incentivo costante a saltare su altro. Quel tempo prolungato allena la capacità di sopportare piccoli vuoti e rumori interiori. Oggi la maggior parte di noi scappa nel feed. Il risultato non è più soltanto distrazione ma impoverimento della sensibilità.

Tollerare l inconcluso

Molte riunioni e molti incontri degli anni 60 e 70 non chiudevano con una soluzione. Rimanevano aperti. Quel non chiudere era una forma di presenza: accettare che alcune questioni si sedimentano lentamente. La nostra epoca invece stagna nel meta problema della chiusura rapida. Chiudere a tutti i costi è spesso un modo elegante per non sentire.

Presenza fisica e presenza simbolica

Essere in sala o in piazza aveva un significato diverso. La presenza fisica era carica di segnali che oggi vengono spesso sostituiti da emoji e post. Un abbraccio a una manifestazione, un concerto vissuto senza smartphone in mano, un dibattito volto a capire prima che a vincere. Non sto idolatrando il passato. Dico soltanto che la fisicita di quei gesti creava una qualità di attenzione difficile da replicare con uno schermo.

In più quegli anni proponevano un ritmo del dire e dell ascoltare più lungo. Parlare per ore magari anche male costringeva l interlocutore a sedimentare parole invece di scrollarle via. È un tipo di disciplina che potremmo reimportare, così, fuori moda e per questo sorprendente.

Non era sacro ma era pratico

Un malinteso comune è trasformare gli anni 60 e 70 in un mito di purezza. Non era così. C erano ego, c erano modelli di esclusione, c erano abusi. Però, paradossalmente, la presenza che ne nasceva non era performativa. Non serviva a posare per l immagine perfetta. Era spesso un atto sporco e concreto: occupare un luogo, cantare stonato, ascoltare per ore una persona che raccontava la propria vita. Questo sporco è istruttivo. Ci ricorda che la presenza non ha bisogno di gloss o di filtri per essere autentica.

Una pratica respirata

Vale la pena citare un esperto che ha studiato lungo la presenza come pratica meditativa. Jon Kabat Zinn fondatore del Center for Mindfulness e professore emerito di medicina presso la University of Massachusetts Medical School afferma che “Mindfulness means paying attention in a particular way on purpose in the present moment and non judgmentally”.

Jon Kabat Zinn Founder Center for Mindfulness Professor Emeritus of Medicine University of Massachusetts Medical School “Mindfulness means paying attention in a particular way on purpose in the present moment and non judgmentally”.

Questa frase ci aiuta a mettere a fuoco che la presenza degli anni 60 e 70 non è stata soltanto istinto collettivo. Anche se non usavano il termine mindfulness molti praticavano, a modo loro, questa attenzione intenzionale e non giudicante.

Perché oggi ci sentiamo svuotati

Abbiamo sostituito resistenza con velocita. Dove prima c era tempo per discutere oggi c e una fretta costante che è spesso mascherata da produttivita. Il paradosso è che più acceleriamo e meno siamo in grado di stare nei particolari. La profondita si scardina nel momento in cui veniamo continuamente interrotti da stimoli esterni. Il risultato è che siamo presenti e assenti insieme. Fenomeno curioso e scomodo.

Come riadattare senza romanticizzare

Non propongo di tornare indietro in modo nostalgico. Il mondo di oggi offre opportunita che allora non esistevano. Ma si possono reimportare alcune pratiche concrete senza adesione ideologica. Per esempio tornare a pranzi lunghi dove si manda via il telefono o coltivare conversazioni dove l obiettivo primario non è avere ragione. Piccoli atti ripetuti formano una nuova abitudine. A volte si tratta di scelte banali ma significative: disattivare notifiche per ore oppure scegliere un progetto dove la scadenza non detti la moda del pensiero.

Questa riconversione non è tecnica. È estetica dell attenzione. Scegliere come vorremmo che il nostro tempo profumasse. Scelta estetica e politico emotiva allo stesso tempo.

Un avvertimento

Attenzione a confondere presenza con fuga. Ci sono forme di presenza che diventano narcisistiche. Mostrare che si è presenti per ricevere approvazione e non per incontrare l altro è un inganno. Gli anni 60 e 70 non erano privi di vanità. Perciò una lettura critica è necessaria. Tenere insieme pratica e onestà intellettuale è la vera sfida.

Conclusione aperta

Imparare dagli anni 60 e 70 non significa rinunciare al progresso. Significa recuperare alcune attitudini verso il tempo e la conversazione che ci rendono più capaci di sentire. Se vuoi qualcosa di radicale prova a rimanere in silenzio per una conversazione intera e vedi cosa succede. A volte il presente non ha bisogno di un piano. Ha bisogno di spazio per emergere.

Tabella riassuntiva

LezioneSignificato pratico
Attenzione prolungataAllena la tolleranza ai vuoti e alla complessita.
Tollerare l inconclusoPermette idee a sedimentare invece di forzarle.
Presenza fisicaRende i segnali emotivi piu ricchi e meno mediati.
Non performativitaPresenza come atto concreto non come ostentazione.
Pratica estetica dell attenzioneScelte quotidiane che rimodellano il rapporto col tempo.

FAQ

Come posso riprendere la pratica dell attenzione senza essere nostalgico?

Basta iniziare con elementi concreti e misurabili. Scegli un pasto alla settimana senza telefoni, oppure un evento sociale dove la regola e ascoltare senza interrompere. Non serve idolatrare il passato. Serve creare spazi dove la presenza non sia costretta a competere con l immediatezza digitale.

Gli anni 60 e 70 sono davvero applicabili a una vita moderna frenetica?

Sono applicabili in modo selettivo. Non puoi ricreare la stessa economia o le stesse condizioni sociali. Puoi pero reimportare modalita di relazione col tempo e con gli altri. Pensa a queste modalita come a strumenti non come a ricette. Funzionano se vengono adattate al contesto attuale.

Qual e la differenza tra pratica meditativa moderna e la presenza degli anni 60 e 70?

La pratica meditativa sistematica tende a essere formalizzata e misurabile. La presenza degli anni 60 e 70 era spesso sporca, collettiva e non formalizzata. Entrambe le forme hanno valore. La meditazione offre metodi replicabili. L esperienza collettiva offre plasticita e imprevedibilita che possono rivelare aspetti emotivi altrimenti nascosti.

Come riconoscere una presenza autentica da una performativa?

La presenza autentica non cerca ricompense immediate. Non è orientata esclusivamente allo spettacolo. Se un gesto ha come scopo primario l approvazione o l immagine allora e probabile che sia performativo. La pratica della discreta attenzione e la domanda semplice chi sto servendo con questo atto possono aiutare a capire la natura della presenza.

Vale la pena riportare interi rituali del passato nella mia vita?

No. Meglio selezionare frammenti che funzionano per te. I rituali hanno senso quando sono congruenti con il tuo mondo attuale. Se un rito ti appesantisce non e un buon candidato. Scegli piccole azioni ripetute che rimodellano il tuo tempo piuttosto che grandi gesti simbolici che finiscono per essere solo estetica.

Author

  • Antonio Romano is a seasoned professional cook and the owner of Ristorante Pizzeria Dell’Ulivo in Mugnano del Cardinale. He has spent years working daily in a commercial kitchen, mastering every aspect of Italian cooking. His expertise spans traditional pizza making, classic Campanian dishes, and regional Italian specialties, with a deep understanding of ingredient selection, handling, and pairing.

    In addition to cooking techniques, Antonio is highly experienced in kitchen workflow and efficiency, including food storage, preservation, and organization. He knows how to maximize freshness, reduce waste, and maintain ingredients at peak quality — skills that are essential both in a professional kitchen and at home. Through this knowledge, he shares practical tips and tricks for storing vegetables, cheeses, meats, and dry goods, teaching readers how to extend shelf life, maintain flavor, and prepare ingredients safely and efficiently.

    Antonio’s approach goes beyond simply creating recipes. He emphasizes smart cooking practices, from prepping ingredients ahead of time to mastering storage techniques that save both time and money. He helps home cooks understand how to balance freshness, flavor, and convenience, making everyday cooking easier, more enjoyable, and more reliable.

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