Perché le persone sui settanta sembrano coraggiose anche quando hanno paura. La psicologia lo chiama exposure in disguise

Ho visto questo più volte nella vita reale e da giornalista: una signora di settantacinque che sale su un autobus affollato dopo mesi di timori. Un vicino di casa che si offre di fare da testimone in tribunale pur tremando all idea della folla. C è qualcosa nel modo in cui le persone nella settantina scelgono di esporsi che somiglia a coraggio ma non è solo coraggio. Nel linguaggio clinico potremmo chiamarlo exposure in disguise. Nella pratica quotidiana è più ambivalente e, a tratti, molto umano.

Una definizione che non tradisce ma non spiega tutto

Exposure in disguise non è un termine tecnico canonico ma una lente narrativa utile. Indica comportamenti in cui l esporre se stessi a situazioni scomode funziona come terapia informale: si affronta ciò che spaventa in modi che non sembrano terapeutici. Andare al mercato da soli dopo anni di isolamento non è una seduta di terapia, ma è comunque una esposizione ripetuta che modifica l attivazione emotiva. Il risultato appare come coraggio, ma la causa è, almeno in parte, un apprendimento emotivo graduale.

Perché la settantina è un terreno speciale

Non tutto ciò che avviene con l età è prevedibile. Ma esistono tre forze che spesso convergono nella settantina e che rendono probabile questo comportamento.

Prima: la selezione socioemotiva. Con gli anni cambiano le priorità e le persone tendono a concentrarsi su contatti e attività che hanno senso emotivo. Questo non toglie paura, la riorienta. Secondo: la storia personale. Gli anni forniscono un archivio di esperienze che modulano la soglia della paura. Terzo: la necessità sociale. La pressione a rimanere autonomi o a non gravare sui figli spinge a piccoli atti di esposizione quotidiana che accumulano effetto.

Quando l esposizione assume maschere familiari

Non è raro che l esposizione venga mascherata da altri motivi plausibili. Il motivo ufficiale infatti è spesso pratico: fare la spesa, accompagnare un nipote, recarsi a una visita. Il motivo privato è altro: testare i confini della propria ansia senza dichiararla. È una forma di lavoro emotivo non annunciata. Gli atti sono piccoli e quotidiani eppure cambiano la sensibilità: ciò che prima scatenava panico perde potere quando vissuto più volte in un contesto controllato.

Part of what we do to treat PTSD is in cognitive behavioral therapy called exposure therapy. And what we do with exposure therapy is we help people confront what they’re scared of but in a therapeutic manner so that it changes.

Barbara O. Rothbaum PhD Associate Vice Chair of Clinical Research Department of Psychiatry and Behavioral Sciences Emory University School of Medicine

Questa osservazione clinica di Barbara O. Rothbaum aiuta a collegare il comportamento informale che vediamo nelle persone anziane con meccanismi terapeutici consolidati. Non sto dicendo che tutti stiano facendo terapia, ma alcuni processi sono sorprendentemente simili.

La differenza tra esibizione e pratica

Molti commentatori confondono coraggio con performance. Per alcuni settantenni l esposizione è una performance sociale pensata per rassicurare gli altri. Per altri è una pratica privata, progressiva e ripetuta. La distinzione è importante perché la performance non modifica il circuito della paura quasi mai. La pratica ripetuta invece, anche se nascosta, ha potere trasformativo.

Perché quel coraggio ci infastidisce e ci rassicura insieme

La reazione emotiva di chi osserva è ambivalente. Ci rallegriamo nel vedere qualcuno affrontare una paura. Ma allo stesso tempo lo interpretiamo come vulnerabile, e questo ci mette a disagio. A me pare che la società preferisca storie nette e semplici. Le storie reali degli anziani sono più sfumate. L exposure in disguise scardina quel racconto semplice: non è eroismo né rassegnazione, è un lavoro psicologico quotidiano che si manifesta in azioni banali ma decisive.

Un esempio che non rimuove i dubbi

Conosco un uomo che a settantadue anni ha deciso di imparare a nuotare. Diceva che tremava solo all idea di entrare in acqua. Ogni giorno un passo. All inizio la famiglia non capiva. Poi lui ha cominciato a nuotare con un istruttore e poi da solo. Il gesto non era una sfida spettacolare ma ha cambiato la qualità della sua vita. Eppure qualcuno gli ha detto che era mezzo matto ad iniziare a quell età. Lo stridore tra la parola altrui e il risultato concreto è ciò che mi interessa: la vita quotidiana produce esposizioni più potenti di tante parole motivazionali.

Pericoli e limiti

Non tutto ciò che sembra exposure è salutare. A volte è sforzo di apparenza che ignora segnali fisici o psicologici reali. Alcuni comportamenti di esposizione vengono guidati da vergogna o pressione familiare piuttosto che da scelta. Qui la linea tra resilienza e danno diventa sottile. Non è un invito a romanticizzare qualsiasi atto di coraggio dopo una certa età.

Quando intervenire e quando osservare

Non fornisco consigli clinici. Dico però che riconoscere la differenza tra pratica e prestazione è utile per chi vive con o accanto a una persona anziana. La curiosità empatica è più efficace della minimizzazione delle paure. Chiedere come è andata l esperienza e fare spazio alla riflessione tende a favorire la ripetizione che produce cambiamento.

Riflessioni personali e un opinione netta

Personalmente ritengo che abbiamo troppo spesso un immaginario dell invecchiare come declino lineare. Questo non solo è ingiusto ma ci priva di studi di casi viventi su come si affronta la paura. Credo che molte persone nella settantina pratichino l esposizione in un modo che la medicina formale non riconosce. È un apprendimento distribuito nella vita quotidiana e merita più rispetto e attenzione. Non è eroismo patinato ma una terapia a pezzi che funziona.

Un invito aperto

Non ho risposte per tutto. Forse non ce ne sono. Ma osservo che aprire spazio alla narrazione personale dell esposizione aiuta. Racconti semplici come il ritorno al cinema o una corsa in macchina verso il mare racchiudono molto più della superficie. Sono esperimenti emotivi che producono effetti cumulativi.

Tabella riassuntiva dei punti chiave

IdeaEssenza
Exposure in disguiseEsposizioni quotidiane non terapeutiche che riducono la paura nel tempo.
MotivazioniSelezione socioemotiva storia personale e necessità sociale.
Performance vs praticaLa performance non cambia la paura. La pratica ripetuta sì.
RischiPressione sociale e vergogna possono mascherare esposizioni dannose.
OsservareCuriosità empatica e spazio per raccontare favoriscono l apprendimento.

FAQ

Perché chiamare questo comportamento exposure in disguise?

Perché spesso l esposizione avviene senza l etichetta terapeutica. Non è un trattamento formale ma replica meccanismi simili: ripetizione in un contesto non minaccioso che porta a una riduzione dell ansia. Il termine aiuta a mettere a fuoco il processo senza ridurlo a eroismo o leggerezza.

Significa che tutte le persone anziane sono coraggiose?

No. Non è una generalizzazione universale. Alcune persone evitano sempre. Altre si espongono per motivi diversi. Il punto è che molti atti che interpretiamo come coraggio contengono elementi di apprendimento emotivo ripetuto che somiglia all esposizione clinica.

Cosa può fare chi vive accanto a una persona che pratica exposure in disguise?

Ascoltare senza giudizio e chiedere come è andata può essere una grande risorsa. Offrire supporto pratico senza sostituirsi alla persona aiuta a mantenere l autonomia e favorisce la ripetizione necessaria perché l esposizione produca cambiamento. L incoraggiamento pressante invece può peggiorare la situazione.

Questa osservazione ha implicazioni sociali più ampie?

Sì. Riconsiderare l immagine collettiva dell invecchiamento può cambiare politiche e servizi. Se valorizziamo i piccoli atti di sperimentazione emotiva quotidiana possiamo progettare città e servizi che permettono la ripetizione di esperienze sicure e significative.

Come si distingue un atto salutare da uno rischioso?

Non offro consigli medici. In termini pratici però un atto salutare è spesso graduale sostenibile e scelto dall individuo. Un atto rischioso è imposto, unico e non preceduto da piccoli tentativi. La storia personale e il contesto sociale contano moltissimo.

Non voglio concludere con una frase rassicurante. Preferisco lasciare spazio alla complessità. Le vite nella settantina non si lasciano imbrigliare in etichette nette. Il fenomeno che ho chiamato exposure in disguise è un invito a guardare con più attenzione a come la paura viene affrontata nella vita reale. E spesso, curiosamente, la cura emerge dove meno ce lo aspettiamo.

Author

  • Antonio Romano is a seasoned professional cook and the owner of Ristorante Pizzeria Dell’Ulivo in Mugnano del Cardinale. He has spent years working daily in a commercial kitchen, mastering every aspect of Italian cooking. His expertise spans traditional pizza making, classic Campanian dishes, and regional Italian specialties, with a deep understanding of ingredient selection, handling, and pairing.

    In addition to cooking techniques, Antonio is highly experienced in kitchen workflow and efficiency, including food storage, preservation, and organization. He knows how to maximize freshness, reduce waste, and maintain ingredients at peak quality — skills that are essential both in a professional kitchen and at home. Through this knowledge, he shares practical tips and tricks for storing vegetables, cheeses, meats, and dry goods, teaching readers how to extend shelf life, maintain flavor, and prepare ingredients safely and efficiently.

    Antonio’s approach goes beyond simply creating recipes. He emphasizes smart cooking practices, from prepping ingredients ahead of time to mastering storage techniques that save both time and money. He helps home cooks understand how to balance freshness, flavor, and convenience, making everyday cooking easier, more enjoyable, and more reliable.

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