Crescere negli anni 60 e 70 senza un pubblico digitale Ha davvero cambiato chi siamo

Nella mia infanzia le notti non avevano bisogno di like per essere memorabili. Questo non è nostalgismo romantico. È una constatazione concreta su come la nostra soggettività è stata plasmata quando l attenzione non veniva misurata da numeri in tempo reale. Crescere negli anni 60 e 70 senza un pubblico digitale significa aver imparato a costruire la propria presenza senza specchi elettronici che restituissero istantanea approvazione o discredito. Significa anche avere difetti visibili che nessuna timeline ha elegantemente levigato.

Una socialita fatta di corpi in carne ed errori visibili

La socialità di quel periodo era tattile e rumorosa. I muri delle case assorbivano i litigi. Le feste di paese ruggivano di parole dette a voce piena. L adolescente non coltivava un profilo da vendere. Cresceva dentro una serie di relazioni non mediati da metriche. I confini tra pubblico e privato erano meno schermati. Questo non rese la vita automaticamente migliore. Ma la tessitura sociale era diversa. Le vulnerabilita erano gestite tra persone e non tra schermi.

Il valore della presenza impossibile da quantificare

Ricordo un sabato pomeriggio passato a leggere una rivista che poi si scambiava con amici. Nessuna notifica interrompeva il flusso. Le idee maturavano a un ritmo che oggi appare quasi indecente. Esisteva una lentezza che favoriva pensieri sfocati ma profondi. Nonostante questo molti viveri emotivi venivano consumati a livello locale e non spettacolarizzato. Oggi la fame di attenzione sembra aver reso universale l idea che esistere significhi essere osservati.

L autorappresentazione prima dell estetica curatoriale

Ci si guardava allo specchio per ragioni pratiche e non per comporre una versione perfetta da esporre. Le fotografie venivano sviluppate giorni dopo e spesso dimenticate in scatole. La privacy non era un lusso da comprare ma una condizione normale. Questo offriva spazio per essere distratti e contraddittori senza dover rispondere a un pubblico che aspetta coerenza 24 ore su 24. L identita poteva essere pluralista e contraddittoria senza che qualcuno la giudicasse continuamente.

Memorie che non diventavano contenuto

Le esperienze non erano monete convertibili in attenzione. Un amore finito non si trasformava in una storia virale. Si trattava di ferite che si rimarginavano con conversazioni reali e con il tempo. Alcune ferite restavano aperte più a lungo e alcune gioie restavano private e per questo, a mio avviso, più intense. Non dico che fosse tutto positivo. Dico che esisteva una qualità dell intimità che la performativita digitale ha in parte rimosso.

“Technology proposes itself as the architect of our intimacies.” Sherry Turkle Professor of the Social Studies of Science and Technology Massachusetts Institute of Technology.

Quando il fallimento restava tuo

Se combinavi un pasticcio nella tua vita sociale non esisteva la cronaca pubblica destinata a crescerlo e moltiplicarlo. Il fallimento restava privato e di fatto potevi ricominciare senza che algoritmi lo tenessero vivo. Questo creava una particolare disciplina emotiva. Non dico che fossimo più maturi. Dico che l interazione con l errore era meno spettacolarizzata e questo favoriva una forma diversa di resilienza. Alcuni imparavano a nascondere, altri a metabolizzare senza consensi esterni.

Il lavoro mentale senza audience

Pensare senza il bisogno di performare è un allenamento che oggi molti non conoscono. Scrivere una lettera a mano o meditare sulla strada verso la scuola richiedevano una pratica del pensiero che non si alimentava di feedback immediati. Era un esercizio di profondita che ora fatichiamo a recuperare. A volte credo che la nostra generazione digitale abbia perso la pazienza per la noia produttiva che genera intuizioni potenti.

Media e figura pubblica prima della logica dei clic

Televisione e radio erano colonne ma non piattaforme personali. Essere conosciuti non significava esporre ogni momento della vita privata. La fama aveva margini netti e non era continuamente rinegoziata da un pubblico onnipresente. Questo separava la persona dal personaggio in modi che oggi appaiono quasi irreparabili. La storia culturale di quel tempo è fatta di eroi vaghi e contraddittori piuttosto che di brand personali coerenti fino alla noia.

“The medium is the message.” Marshall McLuhan Media theorist University of Toronto.

Non tutti i cambiamenti sono miglioramenti

Non voglio dipingere quell epoca come eden perduto. C erano discriminazioni, limiti materiali e molte ingiustizie. La differenza è che le forme di controllo e visibilita erano diverse. Oggi una minoranza ben piazzata con strumenti digitali può riplasmare la conversazione pubblica in modo iperveloce. Negli anni 60 e 70 il tempo sociale era più stratificato e meno anestetizzato dalle tendenze globali immediate.

Perche questo conta oggi

Capire cosa ha significato crescere senza un pubblico digitale non è un esercizio di nostalgia. È una lente per leggere la nostra attuale fragilità emotiva collettiva. Molti cercano oggi di recuperare spazi non performativi. Alcuni ritornano alle lettere. Altri cercano di addestrare la propria attenzione lontano da feed infiniti. Credo che se vogliamo riprendere parti utili di quella esperienza dobbiamo essere selettivi e critici. Non si tratta di tornare indietro. Si tratta di riappropriarci di pratiche che permettono pensieri non monetizzati e rapporti che non sono sempre contenuti.

Un monito personale

Non temo le tecnologie. Temo l ambiente umano che si costruisce se tutte le relazioni sono mediate da due metriche: visibilita e engagement. Se il mondo si misura in audience perdiamo il diritto di essere insignificanti. E non avere il diritto di essere insignificanti è un acceleratore di ansia culturale e individuale. Per questo dico che alcune qualità di quell infanzia andrebbero studiate e adottate in chiave contemporanea senza idealizzarle.

Conclusione provvisoria

Essere cresciuti negli anni 60 e 70 senza un pubblico digitale non ci ha regalato una vita migliore o peggiore in assoluto. Ci ha però dato strumenti psicologici e pratiche sociali diversi e in parte perduti. Alcuni li rimpiangono e alcuni no. Il punto è ricordare che esistono alternative formative alla perenne visibilita e che alcune di queste alternative possono ancora aiutarci a vivere con meno rumore e qualche pensiero in piu che non debba competere per attenzione.

Tabella riassuntiva

AspettoCaratteristica negli anni 60 70Contrappunto contemporaneo
VisibilitaLimitata e localeGlobale immediata
IdentitaPluralista e discontinuoCurata e coerente
ErrorePrivato e rimarginabileAmplificato e permanente
Tempo cognitivoLento e stratificatoRapido e frammentato

FAQ

Perche parli di vantaggi emotivi e non di superiorita temporale?

Perche la mia analisi non vuole stabilire una gerarchia assoluta. I vantaggi che cito sono qualitativi e legati a condizioni sociali specifiche. Crescere senza un pubblico digitale offriva certe opportunita per la formazione emotiva che oggi risultano meno spontanee. Non dico che fosse complessivamente migliore. Dico che era diverso e che alcune differenze possono essere recuperate in modo selettivo.

Come possiamo recuperare certi aspetti senza rinunciare ai benefici della tecnologia?

Si tratta di pratiche deliberate. Limitare l esposizione pubblica di certe esperienze. Praticare la scrittura privata. Favorire incontri faccia a faccia non mediati. Queste scelte non comportano un rifiuto totale della tecnologia. Sono invece scelte su come bilanciare spazi pubblici e spazi riservati nella nostra vita affettiva e culturale.

Non rischiamo di cadere in una idealizzazione inutile?

Sicuramente. L idealizzazione e un pericolo reale. Ecco perche l approccio corretto e critico. Bisogna riconoscere ingiustizie e limiti di quell epoca e al tempo stesso riconoscere elementi pratici che possiamo reinserire. L obiettivo e pragmatico e non nostalgico acritico.

Cosa possono insegnare McLuhan e Turkle a chi vive oggi online?

McLuhan ci ricorda che il medium modifica le condizioni del pensiero e delle relazioni. Turkle ci invita a guardare l impatto delle tecnologie sulle intimità. Insieme suggeriscono che non e sufficiente discutere i contenuti. Bisogna guardare alle forme che ospitano i contenuti e scegliere consapevolmente come viverle in relazione ai nostri bisogni emotivi.

Come posso spiegare questa differenza alle nuove generazioni?

Non con sermoni ma con piccoli esperimenti condivisi. Proponi una settimana senza postare. Fai una cena senza telefoni. Riscopri il valore di una lettera. Le conversioni avvengono per pratica non per discorso morale.

Author

  • Antonio Romano is a seasoned professional cook and the owner of Ristorante Pizzeria Dell’Ulivo in Mugnano del Cardinale. He has spent years working daily in a commercial kitchen, mastering every aspect of Italian cooking. His expertise spans traditional pizza making, classic Campanian dishes, and regional Italian specialties, with a deep understanding of ingredient selection, handling, and pairing.

    In addition to cooking techniques, Antonio is highly experienced in kitchen workflow and efficiency, including food storage, preservation, and organization. He knows how to maximize freshness, reduce waste, and maintain ingredients at peak quality — skills that are essential both in a professional kitchen and at home. Through this knowledge, he shares practical tips and tricks for storing vegetables, cheeses, meats, and dry goods, teaching readers how to extend shelf life, maintain flavor, and prepare ingredients safely and efficiently.

    Antonio’s approach goes beyond simply creating recipes. He emphasizes smart cooking practices, from prepping ingredients ahead of time to mastering storage techniques that save both time and money. He helps home cooks understand how to balance freshness, flavor, and convenience, making everyday cooking easier, more enjoyable, and more reliable.

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