Crescere negli anni 60 e 70 non è un vanto nostalgico né un certificato d immunità contro i problemi di oggi. È però una storia di piccole pratiche quotidiane che hanno inciso sul carattere come fossero incisioni lente ma profonde. In questo pezzo provo a spiegare perché essere cresciuti negli anni 60 e 70 ha costruito una fiducia in sé duratura e spesso sottovalutata, cercando di essere onesto sulle ambiguità e sulle contraddizioni di quell epoca.
La fiducia come effetto collaterale di pratiche domestiche ordinarie
Non era l epoca dei seminari motivazionali. La fiducia degli adulti di oggi che furono bambini allora nasceva da rituali banali: riparare una bicicletta insieme, lasciare che la porta di casa restasse aperta mentre si giocava, ricevere un compito domestico e portarlo a termine. Cose che oggi suonano banali, ma che creano una tessitura di responsabilità e competenza. Imparavi a fare errori pubblici e a rimediare senza che qualcuno urlasse incompetente. Quei piccoli successi quotidiani si accumulavano fino a trasformarsi in aspettative interiori: posso provarci e se sbaglio so come rialzarmi.
La scuola e la disciplina che non spegneva la curiosità
La scuola di allora non era perfetta. Era spesso più rigida, ma in certe comunità funzionava come un luogo dove fallire pubblicamente era meno tragico perché i confini sociali erano più stretti e la reputazione si costruiva con tempo e coerenza. Questo significa che lo studente che veniva bocciato non era automaticamente escluso ma doveva dimostrare, nel tempo, di saper migliorare. Il risultato: una tolleranza al fallimento che oggi molti genitori proteggono via eccesso, trasformando l errore in tabù anziché in lezione.
Autonomia forzata e responsabilità precoce
Negli anni 60 e 70 i bambini godevano più spesso di spazi non sorvegliati. Questo non era filosofia educativa elaborata ma economia di vita: i genitori lavoravano, le comunità erano più contigue, e il tempo libero dei ragazzi diventava laboratorio. Dal mio punto di vista personale questa autonomia sorvegliata a distanza ha plasmato una fiducia pratica più che retorica: sai come orientarti, come trovare soluzioni immediate, come negoziare piccoli conflitti. Non è lo stesso di una fiducia che si autoproclama; è una fiducia che ha ricevuto prove.
La dimensione sociale del quartiere
Un aspetto che non si menziona abbastanza è la socialità di prossimità. Le reti di vicinato erano efficaci nel generare feedback continui: complimenti, correzioni, sfide. Questo tipo di contatto costante costruiva una bussola sociale. Chi cresciuto allora porta con sé ancora oggi quella bussola riesce a orientarsi nelle relazioni con più calma: sa che la stima non è mai immediata e che il rispetto si conquista con il tempo e l affidabilità.
Autorità e confronto con figure adulte
La figura adulta negli anni 60 e 70 era spesso autoritaria ma anche più prevedibile. L osservazione ripetuta di adulti al lavoro, nei locali, in famiglia offriva modelli di comportamento concreti. Questa prevedibilità ha due facce: da una parte lasciava meno spazio all idealizzazione; dall altra obbligava il ragazzo a misurarsi con standard visibili e raggiungibili. La conseguenza è che molti di quei giovani divennero adulti che non si aspettavano miracoli ma sapevano costruire progressi incrementali.
“Children need people in order to become human. It is primarily through observing playing and working with others older and younger than himself that a child discovers both what he can do and who he can become.”
Urie Bronfenbrenner Professore di sviluppo umano Cornell University.
Questa osservazione di Bronfenbrenner riassume molto della dinamica invisibile: fiducia che nasce dall essere visti, dal partecipare e dall essere assegnatari di compiti reali.
Limiti e costi che non vanno nascosti
Non tutto ciò che veniva trasmesso allora era salutare. Stereotipi, ruoli rigidi, violenze nascoste: c erano difetti che hanno lasciato ferite. Ma proprio per questo la fiducia che ne derivava è spesso ambivalente: sa sopravvivere e sa dubitare. È una fiducia meno assoluta e più critica. In molti casi questo ha prodotto adulti capaci di sostenere sfide pratiche e di riconoscere i limiti delle proprie certezze.
Perché oggi quella fiducia sembra rara
Viviamo in un ambiente che tende a monetizzare protezione e a patologizzare rischio. La sovraesposizione digitale trasforma ogni errore in performance. La fiducia degli anni 60 e 70 non era costruita su like ma su atti concreti; per questo oggi la riconosciamo come qualitativamente diversa. È più radicata, meno presentabile, difficile da vendere eppure più resistente nel tempo.
Implicazioni per chi oggi educa
Il suggerimento non è ricreare alla lettera quegli anni. Non lo vorrei e non sarebbe sensato. Ma è possibile recuperare alcune pratiche funzionali: affidare compiti reali, tollerare errori senza spettacolarizzarli, favorire spazi di autonomia sorvegliata. E poi c è una lezione che non si legge nei manuali: la fiducia a lungo termine si costruisce quando la comunità smette di reagire istericamente al fallimento e riprende a considerarlo materiale di lavoro.
Conclusione aperta
Essere cresciuti negli anni 60 e 70 ha costruito una fiducia in sé duratura attraverso un intreccio di autonomia responsabilità pratiche e prossimità sociale. Non era perfetta. Non era universale. Era però spesso utile. Io credo che recuperare la concretezza di quelle pratiche oggi significhi più coraggio che nostalgia. E forse la domanda giusta non è tornare indietro ma scegliere consapevolmente quali pezzi prendere per costruire fiducia che duri davvero.
Tabella sintetica delle idee chiave
| Tema | Perché contava |
|---|---|
| Autonomia precoce | Generava competenze pratiche e tolleranza al fallimento. |
| Compiti reali | Offrivano prove concrete di efficacia personale. |
| Socialitá di quartiere | Feedback continuo e reputazione costruita nel tempo. |
| Figure adulte prevedibili | Modelli comportamentali visibili e raggiungibili. |
| Limiti dell epoca | Stereotipi e abusi hanno lasciato tracce critiche nella fiducia. |
FAQ
1. Questo significa che crescere negli anni 60 e 70 era meglio per la fiducia rispetto ad oggi?
Non è una questione di meglio o peggio in modo assoluto. Significa che i meccanismi che favorivano la costruzione di fiducia erano diversi. Molti oggi godono di opportunitá che allora non esistevano ma perdono pratiche quotidiane di autonomia e responsabilità che favorivano una fiducia di lungo periodo. Il punto utile è riconoscere quali pratiche funzionavano e adattarle al contesto contemporaneo.
2. Possiamo ricreare quegli ambienti per i bambini di oggi?
Non serve imitazione pedissequa. Si possono però ripristinare elementi replicabili: affidare compiti reali, creare spazi di esplorazione sicura, favorire comunità di prossimità. La vera sfida è integrare queste pratiche con le esigenze di sicurezza e di inclusione del presente.
3. Che ruolo ha la scuola moderna rispetto a quella degli anni 60 e 70?
La scuola moderna ha più risorse e conoscenze pedagogiche ma spesso teme il fallimento e tende alla standardizzazione. Un equilibrio possibile è ridefinire gli spazi dove il fallimento è considerato processo didattico reale e non stigmatizzato. Questo richiede cambio culturale oltre che politico.
4. Le famiglie devono cambiare approccio immediatamente?
Non è una corsa. Piccole modifiche costanti funzionano meglio di cambi repentini. Ridare autonomia graduale ai ragazzi, delegare responsabilitá domestiche significative e lasciare che i figli affrontino piccoli rischi gestibili sono mosse pratiche che possono rigenerare fiducia senza nostalgie né utopie.
5. Quanto conta la comunità nel processo?
Molto. La comunità fornisce contesto e senso. Senza contesto la fiducia resta fragile. Creare reti locali di sostegno e opportunitá relazionali è oggi forse il compito piú urgente per chi vuole riprodurre fiducia che duri nel tempo.

