Ci sono generazioni che discutono in gruppo fino a tarda notte e altre che invece prendono una decisione, la eseguono e passano oltre. Chi è nato negli anni 60 e 70 appare a molti come nato con una bussola interna: la scelta non è rumorosa, è pratica. Questo non è un elogio acritico né un ritratto stereotipato. È un tentativo di capire perché tante persone di quella fascia d’età sembrano più a loro agio nel decidere da sole rispetto alle generazioni successive.
Una confidenza che ha radici storiche
I contesto conta. Nati tra gli anni 1960 e 1979 hanno vissuto infanzie e adolescenze in cui la responsabilità personale era spesso insegnata con poche parole e molto esempio. Le famiglie avevano meno consulenti esteriori e più regole domestiche non dette. Non sempre era un mondo giusto ma quell’imparare a cavarsela da soli ha lasciato un’impronta: le scelte erano un mestiere pratico, non un dibattito pubblico permanente.
La scuola delle circostanze
Non è nostalgia. È riconoscere che chi si è formato in quel periodo ha sperimentato la necessità di decidere per necessità più spesso di quanto le nostre liste di consigli moderne raccontino. Licenziamenti imprevisti. Crisi economiche locali. Servizi pubblici meno digitalizzati. Opzioni limitate, decisioni immediate. Impari a decidere o a rimanere paralizzato. Molti hanno scelto la prima via.
Autonomia e scetticismo verso i consigli facili
La diffidenza verso pareri esterni non è automaticamente arroganza. È una pratica raffinata della verifica. Le generazioni nate in quegli anni sono state cresciute in un ambiente che non prometteva corse veloci al successo. Di conseguenza il consiglio ricevuto spesso veniva trattato come ipotesi da testare, non come verità sacra. Questo atteggiamento coltiva la propensione a prendere decisioni da soli: si valuta, si sperimenta, si corregge.
These stereotypes are not new. They cycle through every few decades. It is called the illusion of moral decline the belief that younger generations are somehow worse than the ones before. Adam Grant Organizational Psychologist The Wharton School University of Pennsylvania.
La citazione di Adam Grant ci ricorda che parlare per generazioni è sempre rischioso. Però non annulla l’osservazione: non tutte le differenze sono illusioni. Alcune sono risultati di condizioni di vita e di pratiche educative che formano comportamenti stabili.
Conoscere il rischio per inginocchiarsi meno davanti alle opinioni
Chi decide da solo non lo fa sempre bene. Ma lo fa con una familiarità con l’errore che paradossalmente rende le scelte più audaci e meno performative. Se ci si abitua a sbagliare per imparare, la paura dell’errore diminuisce. E allora la decisione non è un rituale pubblico, è un atto privato con conseguenze misurate.
La tecnologia ha cambiato la scena ma non le ossa
Oggi le decisioni sono spesso mediate da notifiche e opinioni online. Per chi è cresciuto con meno rumore digitale quel sovraccarico è fastidioso. L’abitudine a ragionare in solitudine diventa una strategia per filtrare i consigli inutili e mantenere l’attenzione sulle priorità pratiche. Non è rifiuto della tecnologia ma una preferenza per l’uso strumentale della stessa.
It is a shortcut. It is a quick way to find affinity. Jennifer Deal Senior Research Scientist University of Southern California.
Jennifer Deal indica quanto le etichette generazionali siano scorciatoie narrative. Leggere l indipendenza decisionale di una fascia d’età come semplice ostentazione però ignora il vissuto che sta dietro. C’è differenza tra scegliere da soli per fierezza e scegliere da soli perché si ha esperienza di dover sistemare i guasti dopo le scelte sbagliate.
Perché questa tendenza irrita tanto i più giovani
Per le generazioni nate dopo gli anni 80 la discussione collettiva è diventata un modo per condividere rischi e ottenere approvazione prima di agire. Quando un vicino di casa degli anni 70 decide senza consultare la rete sociale, il giovane percepisce una mancanza di trasparenza. Ma per molti nati in quegli anni la trasparenza non è sempre sinonimo di migliore decisione; è semplicemente un altro stile comunicativo.
La fiducia nel proprio giudizio non è indiscutibilità
Una cosa che spesso sfugge all’osservatore è la pragmaticità: decidere da soli non significa ignorare il confronto. Significa scegliere quando il confronto serve e quando rallenta. La soglia di tolleranza per il dibattito infinito è più bassa. E questo può sembrare brusco ma spesso è efficiente.
Qualche rischio e una verità scomoda
Non è tutto oro quel che luccica. L’autonomia può diventare testardaggine. L’abitudine a decidere da soli può produrre isolamento e un mancato aggiornamento di alcune convinzioni. Però la scomoda verità è che molte decisioni collettive rimandate non sono migliori. Possono essere solo più condivise e quindi meno sorprendenti.
La lezione per tutti
Se c è qualcosa da imparare dai nati negli anni 60 e 70 non è la perfezione decisionale. È la capacità di bilanciare esperienza e rischio senza aspettare un certificato sociale. È saper dire ok ora provo. Se fallisco sistemerò. Se funziona vado avanti. È una mentalità che può sembrare fredda ma spesso è concreta e riduce il rumore emotivo intorno alle scelte.
Conclusione aperta
Non ho la pretesa di chiudere il discorso. Le generazioni non sono scatole ermetiche e le eccezioni abbondano. Ma se guardiamo con onestà ai comportamenti osservabili emerge un tratto: chi è cresciuto negli anni 60 e 70 ha imparato a fare dei limiti una disciplina. Non sempre è bello. Ma spesso funziona.
Vuoi che lo dica ancora in modo più ruvido No aspettare troppo per chiedere aiuto non è segno di debolezza. È segno di intelligenza pratica. E imparare da chi decide bene non significa imitare lo stile ma capire il perché dietro la scelta.
Tabella riassuntiva
| Fattore | Perché conta | Effetto sulla decisione |
|---|---|---|
| Contesto storico | Formazione in ambienti con meno consulenze esterne | Decisioni pratiche e rapide |
| Esperienza dell errore | Sbagliare come scuola di apprendimento | Riduzione della paura di sbagliare |
| Scetticismo verso consigli facili | Valutazione critica delle opinioni | Autonomia con verifica |
| Uso della tecnologia | Selezione strumentale delle risorse digitali | Meno rumore informativo |
| Rischio | Potenziale isolamento | Possibile testardaggine |
FAQ
Perché le persone nate negli anni 60 e 70 sembrano più sicure nel decidere da sole?
Perché molte hanno imparato a confrontarsi con limiti concreti e conseguenze immediate. La ripetizione di queste esperienze costruisce una familiarità con il rischio che si traduce in una soglia di azione più bassa. Non è un vantaggio universale ma spesso è efficiente.
Significa che sono migliori nel prendere decisioni?
No. Non esiste una gerarchia semplice. Sono forse più pratici in certe situazioni e meno inclini al segnale sociale. Questo li rende più rapidi e talvolta più efficaci su problemi concreti. Su questioni che richiedono molteplici competenze contemporanee invece possono emergere limiti.
Come possono le generazioni più giovani imparare qualcosa da questo stile?
Non si tratta di copiare. È utile osservare la gestione del rischio e la capacità di agire senza aspettare l approvazione infinita. Un esercizio pratico è ridurre la lunga lista di input e provare a prendere una decisione in un tempo definito per imparare a tollerare l errore come risorsa formativa.
Questo atteggiamento crea problemi nelle organizzazioni moderne?
Può. Quando il contesto richiede processi partecipativi e trasparenza, la decisione solitaria appare autoritaria. Il punto è bilanciare: integrare l esperienza pratica con la necessità di coinvolgere per ottenere consenso quando serve. Le migliori squadre miscelano stili diversi.
Ci sono differenze marcate tra chi è nato all inizio degli anni 60 e chi alla fine degli anni 70?
Sì e no. I confini generazionali sono fluidi. Molti tratti dipendono da classe sociale istruzione e luogo di provenienza. Tuttavia l esposizione a eventi storici simili crea tendenze comuni che facilitano questo profilo di autonomia decisionale.
È possibile che questa attitudine peggiori con l età?
L età porta esperienza ma anche abitudini. Alcuni diventano più rigidi altri più riflessivi. L attitudine a decidere da soli può consolidarsi ma anche evolvere se la persona impara a interrogarsi e a integrare feedback esterni. Non è un destino immutabile.

