Perché i bambini degli anni 60 e 70 sembrano sopportare meglio la frustrazione secondo gli psicologi

Negli ultimi mesi è rimbalzata online una tesi semplice e seducente: chi è cresciuto negli anni 60 e 70 avrebbe sviluppato una tolleranza alla frustrazione più robusta rispetto ai coetanei nati dopo l esplosione digitale. Non è una favola nostalgica. Ci sono studi recenti e riflessioni di psicologi che mettono insieme ambiente sociale educazione e limiti di scelta per spiegare come certe infanzie abbiano modellato nervi e abitudini emotive. Io qui provo a mettere ordine ma senza piaggeria per il passato e senza indulgere al tecnicismo sterile. Voglio anche dire che non tutto di quegli anni era bello e non tutto dell oggi è da buttare.

Un tempo con meno rumore e più limiti

Chi ha vissuto quegli anni ricorda televisori con pochi canali giochi che non erano infiniti e genitori meno coinvolti in ogni dettaglio della giornata dei figli. Gli psicologi che commentano la questione oggi sottolineano che limiti più chiari e opzioni più poche creano un contesto in cui il bambino impara a aspettare ad accettare a convivere con una delusione momentanea. Questo non significa che quegli adulti fossero tutti modelli di saggezza ma che la struttura sociale funzionava in modo diverso e offriva un esercizio quotidiano alla capacità di attendere.

La noia come palestra

La parola noia oggi è trattata come un problema da risolvere con attività organizzate o schermi. Ma la noia svolge una funzione formativa: costringe ad inventare strategie emotive e comportamentali per gestire uno stato interno poco piacevole. In assenza di soluzioni immediatamente disponibili il bambino può imparare a rimandare soddisfazioni oppure a tollerare l attesa. È un apprendimento che non si compra con una lista di consigli ma si prende vivendo.

Scelte limitate e aspettative più basse

La teoria economica e psicologica del paradosso della scelta è utile qui. Quando le opzioni sono pochissime è più facile accettare quel che si ha. Barry Schwartz professore di teoria sociale e azione a Swarthmore College ha scritto che partendo da troppa scelta si può arrivare a essere meno soddisfatti delle scelte fatte. La connessione con la frustrazione non è lampante al primo sguardo ma esiste: più alternative percepite significano confronto continuo e quindi minore tolleranza all inconveniente.

“By restricting our options we will be able to choose less and feel better.” Barry Schwartz Professor of Social Theory and Social Action Swarthmore College.

Parenting autoritario o soltanto meno negoziabile?

Molti ricordano i genitori autoritari degli anni 60 e 70. Qui serve un distinguo. Non sto idealizzando punizioni o rigidità. Dico che certe pratiche educative riducevano l negoziato quotidiano e questo riduceva il logorio emotivo di dover continuamente trattare per ottenere piccoli favori. In breve non era tanto che i bambini fossero forgiati da crudeltà quanto che fossero meno allenati a una negoziazione emotiva continua.

Meccanismi neurobiologici e studi longitudinali

Non è solo psicologia pop. Ricerca recente suggerisce che esperienze infantili modellano la regolazione dello stress e circuiti neurali legati all attenzione e al controllo emotivo. Uno studio di ampio respiro su coorti nate negli anni 60 e 70 e seguite nei decenni ha permesso di vedere come certe esposizioni precoci influenzino performance cognitive e reattività emotiva in età adulta. Non è causalità netta e univoca ma indica pattern coerenti che meritano rispetto e non semplici slogan.

La resilienza non è una moneta singola

Qui voglio essere chiaro e diretto. Parlare di tolleranza alla frustrazione come di un premio netto è fuorviante. Molte persone cresciute negli anni 60 e 70 presentano ferite emotive di lungo periodo. La maggiore tolleranza non cancella traumi abusi o povertà. Si tratta di un tratto che può emergere in condizioni specifiche non di una corona universale di forza.

Quanto pesa la tecnologia?

La rivoluzione digitale ha democratizzato informazioni ma ha anche offerto sollievi immediati e numerose vie di fuga. Quando l universo delle opzioni è a portata di schermo la cultura dell immediato si consolida. E questo influenza come le nuove generazioni apprendono a gestire la frustrazione. C è un effetto abitudine: la ripetuta gratificazione rapida riduce la pratica dell attesa. Non è una sentenza definitiva ma è un cambiamento misurabile nel modo in cui le famiglie e i bambini interagiscono con la realtà.

Implicazioni per l educazione e la cura

Se riconosciamo che alcuni elementi dell ambiente degli anni 60 e 70 favorivano l allenamento alla frustrazione non dobbiamo cercare di replicare abitudini oltranziste. Piuttosto possiamo pensare a come introdurre limiti significativi opportunità per sperimentare attese e occasioni per praticare la regolazione emotiva. Programmi educativi moderni non devono essere nostalgici ma pragmatici. Devono capire che la pazienza non si insegna solo con lezioni ma con pratiche e contesti quotidiani.

“Grit is a common denominator of high achievers across very different fields.” Angela Duckworth Professor of Psychology University of Pennsylvania.

Qualche osservazione personale

Ho parlato con amici nati in quegli anni e con colleghi psicologi. La mia impressione non è che fossero immuni dalle difficoltà ma che molte loro memorie si concentrino su episodi in cui dovettero gestire l attesa senza risarcimenti digitali. Molti oggi raccontano questa pratica con un misto di insofferenza verso il presente e una punta di invidia per quella capacità che sembra svanita. Io credo che non serva rimpiangere ma nemmeno deridere. Serve capire quali elementi vanno recuperati e quali no.

Conclusioni provvisorie

La tesi degli psicologi che vedono nelle infanzie degli anni 60 e 70 un contributo alla migliore tolleranza alla frustrazione è fondata su osservazioni e ricerche reali ma non è un giudizio totale. È utile tenere insieme il senso storico delle pratiche sociali le evidenze neuroscientifiche e l influenza del mondo digitale. Chi è cresciuto allora porta con sé abilità che hanno un valore oggi e che possono essere coltivate anche dalle nuove generazioni senza tornare indietro nel tempo.

Riassunto sintetico delle idee chiave

IdeaPerché conta
Scelte limitateRiduce il confronto e rende più facile accettare ciò che si ha.
Noia come allenamentoCostringe a sviluppare strategie di gestione emotiva non mediata dallo schermo.
Parenting meno negoziabileMeno trattative quotidiane riduce il logorio emotivo e consolida la tolleranza all attesa.
Effetti neurobiologiciEsperienze infantili modellano regolazione dello stress e circuiti di controllo emotivo.
Tecnologia e gratificazione immediataCambia le abitudini e riduce le occasioni di praticare l attesa.

FAQ

1 Che ricerche supportano questa idea?

Ci sono studi longitudinali e review recenti che collegano esperienze infantili a resilienza e regolazione emotiva. Non esiste un unico articolo che dica tutto ma una convergenza di dati da ricerche sullo sviluppo sull effetto delle scelte e sui circuiti dello stress. Questo produce una tela complessa di evidenze più che una prova netta e definitiva.

2 Significa che crescere oggi è peggiore?

No. La modernità offre vantaggi enormi in salute istruzione e opportunità. Il punto è piuttosto che cambiano le sfide e che alcune abilità praticate involontariamente in passato oggi vanno ricreate in modo esplicito perché non emergono più dalla vita quotidiana automatica.

3 Si possono insegnare la pazienza e la tolleranza alla frustrazione?

Sì ma non con slogan. Attraverso pratiche ripetute contesti che prevedano attesa e fallimento gestiti e riflessioni guidate. I programmi di autoregolazione e certe esperienze educative mostrano effetti ma richiedono tempo e coerenza.

4 È un problema culturale o individuale?

Entrambi. Le strutture sociali le tecnologie e le pratiche educative modellano massicciamente il comportamento individuale. Intervenire su singoli senza considerare contesto sociale porta a risultati limitati.

5 Cosa possiamo prendere dal passato senza idealizzarlo?

Limiti chiari opportunità per sperimentare attese e momenti non mediati da schermi. Ma va fatto con consapevolezza delle ingiustizie e dei limiti di quei decenni. Recuperare pratiche vuol dire adattarle ai valori e alle conoscenze attuali.

Author

  • Antonio Romano is a seasoned professional cook and the owner of Ristorante Pizzeria Dell’Ulivo in Mugnano del Cardinale. He has spent years working daily in a commercial kitchen, mastering every aspect of Italian cooking. His expertise spans traditional pizza making, classic Campanian dishes, and regional Italian specialties, with a deep understanding of ingredient selection, handling, and pairing.

    In addition to cooking techniques, Antonio is highly experienced in kitchen workflow and efficiency, including food storage, preservation, and organization. He knows how to maximize freshness, reduce waste, and maintain ingredients at peak quality — skills that are essential both in a professional kitchen and at home. Through this knowledge, he shares practical tips and tricks for storing vegetables, cheeses, meats, and dry goods, teaching readers how to extend shelf life, maintain flavor, and prepare ingredients safely and efficiently.

    Antonio’s approach goes beyond simply creating recipes. He emphasizes smart cooking practices, from prepping ingredients ahead of time to mastering storage techniques that save both time and money. He helps home cooks understand how to balance freshness, flavor, and convenience, making everyday cooking easier, more enjoyable, and more reliable.

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