La psicologia spiega perché chi è nato negli anni 60 e 70 cerca meno approvazione dagli altri

Non è solo nostalgia né retorica da salotto. Cè una base psicologica concreta che spiega perché molte persone nate negli anni 1960 e 1970 mostrano una minore dipendenza dallapprovazione esterna rispetto alle generazioni successive. In questo pezzo provo a spiegare quel processo mentale, a metterci dentro esperienza personale e qualche opinione scomoda, e a lasciare qualche domanda aperta perché non tutto è misurabile o pulito. Il lettore potrebbe riconoscersi o arricciarne il naso. Buon viaggio.

Un ambiente che educa lindipendenza

Chi è cresciuto negli anni 60 e 70 ha sperimentato routine quotidiane che oggi sembrano strani oggetti dantiquariato: tempo non schedulato, comunicazioni lente e poche piattaforme per farsi vedere. Queste condizioni non erano progettate come un corso di crescita personale; erano semplicemente la normalità. Eppure quella normalità ha allenato cervelli a tollerare lincertezza, a rimandare la gratificazione e a fidarsi delle proprie risorse interne.

Non sto dicendo che la sofferenza di quel periodo fosse desiderabile. Dico che alcune delle risposte adattative che ne derivano — maggiore tolleranza della noia, una forma di autostima basata su prove reali piuttosto che su feedback istantanei — sono caratteristiche residue in molte persone di quel ceto demografico.

Non è solo esperienza personale

La letteratura psicologica che discute i cambiamenti generazionali non è unanime. Alcuni autori sostengono che linflusso del movimento dellautostima degli anni 70 abbia creato individui più focalizzati sul valore personale. Altri, con dati più ampi, osservano che molte misure psicologiche sono rimaste sorprendentemente stabili nel tempo. In mezzo a tutto questo stanno le storie individuali — quelle che contano davvero nelle relazioni quotidiane.

Come si traduce nel bisogno di validazione

La validazione esterna è una moneta sociale che funziona benissimo quando le tecnologie la rendono economica e onnipresente. Likes commenti notifiche. Quella moneta ha un tasso di interesse velocissimo: paga subito ma scolora in fretta. Le generazioni nate dopo i 90 si sono adattate a questo mercato. Le persone nate negli anni 60 e 70 hanno avuto meno accesso a quel circuito e così hanno più spesso imparato a misurarsi con criteri pratici: lavoro fatto fatti concreti rapporti stabili. Il risultato è una minore vulnerabilità alle fluttuazioni delle approvazioni digitali.

Peraltro lindipendenza non è impermeabilità. Anche chi nasce in anni 60 o 70 può cercare conferme esterne; la differenza è la frequenza e il punto di rottura. Quando siamo cresciuti con attese lunghe e feedback scarsi, sviluppiamo un riflesso che porta a chiedere meno spesso allaltro di certificare il nostro valore.

Unapprendimento culturale

Ciò che sorprende è quanto di questo comportamento sia culturale e non solo biologico. Cambiando tecnologie e norme, cambia ciò che viene premiato socialmente. Per chi ha superato la soglia dei 40 o 50 anni questo significa spesso ritrovarsi in ambienti dove la visibilità digitale è la norma ma non rappresenta il metro con cui misurano se stessi. Questo conflitto produce frizioni interessanti: i figli che si espongono molto e i genitori che sorridono, non sempre capendo il meccanismo.

There is a self fulfilling prophecy..

Kali H. Trzesniewski Assistant Professor of Psychology University of Western Ontario.

Quella citazione è utile qui perché ricorda che le etichette generazionali influenzano i comportamenti che poi consolidano le etichette stesse. Dunque ci troviamo in una dinamica circolare: se diciamo che una generazione non cerca approvazione abbastanza, quella percezione può diventare parte dellidentità con cui le persone si confrontano.

Qualche osservazione personale

Ho amici nati negli anni 70 che rifuggono la scena come fosse un abito scomodo. Non per timidezza ma per scelta: preferiscono investire tempo in attività che producono risultati tangibili e riconoscimenti che durano. Altri mostrano unorgogliosa riserva emotiva che non è freddezza; è semmai un metodo per non disperdere energia in conferme immediate e fragili.

Questo non significa che non amino essere apprezzati. Significa che lapprezzamento perde potere quando diventa un bisogno primario. E credo che sia un vantaggio spesso sottovalutato: meno dipendenza da segnali esterni lascia più spazio a scelte sbagliate ma autentiche.

We think feeling good about yourself is very very important.

Jean M. Twenge Professor of Psychology San Diego State University.

La citazione di Jean Twenge è utile come contrappunto. Twenge mette in luce un cambiamento culturale: unaltare dedicato allautostima. Ma la sua osservazione non spiega tutto. Le persone nate negli anni 60 e 70 spesso hanno vissuto la rinascita dellattenzione allautostima e hanno reagito in modi non uniformi. Alcuni hanno interiorizzato quel messaggio altri lo hanno trattato con sospetto.

Perché le persone nate in quegli anni sembrano meno fragili

La parola chiave qui è shock absorbers psicologici. Non è misterioso: affrontare problemi senza una rete di feedback istantaneo costruisce una fiducia operativa. Ti accorgi che puoi occuparsi di una perdita senza che il mondo ti mandi un messaggio di consolazione in tempo reale. Questo insegna a contare sulle proprie risorse. E una volta che quella fiducia si stabilizza, la ricerca di approvazione diventa meno centrale.

Ma attenzione: non sto santificando il passato. Il contesto degli anni 60 e 70 conteneva ingiustizie e limiti, e molte persone hanno pagato un prezzo. Sto solo sostenendo che tra i residui di quello scenario ci sono anche abilità psicologiche che oggi si riconoscono come risorse.

Domande rimaste aperte

Quanto è innata questa differenza e quanto invece è apprendibile oggi? Si possono ricostruire quei circuiti di tolleranza digitale con esercizi deliberati o servono decenni di assestamento culturale? Non rispondo qui con certezze. Offro invece un suggerimento: provate a ridurre per qualche settimana le fonti di gratificazione immediata e osservate che succede. Non è ricerca clinica ma può essere illuminante.

Conclusione

Non è magia né sentenza ultima. La minore necessità di approvazione esterna osservata in molte persone nate tra il 1960 e il 1979 è il prodotto di condizioni storiche, pratiche educative e opportunità tecnologiche. Questo non le rende migliori o peggiori. Le rende, spesso, meno vulnerabili alle mode emotive che oggi circolano come moda passeggiera. Personalmente preferisco la versione che si affida alle proprie mani invece che alle notifiche. Ma riconosco che sapienza e rigidità possono essere vicine. Il confine è sottile.

Tabella riepilogativa

AspettoCome influisce sul bisogno di validazione
Infanzia non digitaleRidotta esposizione a feedback istantanei porta a meno dipendenza da approvazioni esterne.
Autonomia precoceSviluppa autostima operativa basata su risultati concreti.
Norme culturaliLattenzione allautostima ha effetti differenziati a seconda delle risposte individuali.
Resistenza alla frustrazioneMaggiore tolleranza allincertezza riduce la necessità di rassicurazioni continue.

FAQ

1 Che differenza cè tra autostima e bisogno di approvazione esterna?

Lautostima è una valutazione interna e relativamente stabile del proprio valore. Il bisogno di approvazione esterna è una dipendenza da conferme altrui per regolare lemozione e lautovalutazione. Sono correlati ma distinti. Una persona può avere alta autostima e comunque desiderare approvazione come piacere sociale. Oppure può avere autostima instabile e cercare approvazione continuamente.

2 Le tecnologie hanno reso tutti più fragili?

Non automaticamente. Le tecnologie hanno creato nuovi sistemi di rinforzo che premiano la visibilità immediata. Alcuni individui si adattano bene altri meno. La fragilità dipende da molti fattori personali e sociali. Non è un destino scritto nella tecnologia ma una nuova condizione che richiede attenzione critica.

3 Posso imparare a cercare meno approvazione ora?

Sì molte pratiche promuovono maggiore autonomia emotiva come limitare il tempo sui social coltivare attività che producono risultati tangibili e cercare relazioni dove la fiducia si costruisce nel tempo. Non è una trasformazione istantanea ma è possibile intervenire con consapevolezza.

4 Chi è nato negli anni 60 e 70 è migliore nei rapporti umani?

Non esiste una graduatoria di valore. Alcuni mostrano abilità relazionali solide perché cresciuti in contesti che privilegiavano la comunicazione faccia a faccia. Altri possono essere più distaccati. Le generalizzazioni aiutano a orientarsi ma non sostituiscono la conoscenza delle persone reali.

5 Cosa rischia chi non cerca mai approvazione?

Non cercare mai approvazione può tradursi in isolamento o in una mancanza di feedback sociale utile a correggere i propri errori. Lideale è trovare un equilibrio che permetta lautonomia senza rinunciare alla dimensione comunitaria.

6 Le differenze generazionali sono una scusa per non cambiare?

Potrebbero diventarlo se usate per giustificare rigidità o per evitare introspezione. Meglio usare la consapevolezza generazionale come strumento per comprendere tendenze e lavorare sulle proprie scelte personali.

Author

  • Antonio Romano is a seasoned professional cook and the owner of Ristorante Pizzeria Dell’Ulivo in Mugnano del Cardinale. He has spent years working daily in a commercial kitchen, mastering every aspect of Italian cooking. His expertise spans traditional pizza making, classic Campanian dishes, and regional Italian specialties, with a deep understanding of ingredient selection, handling, and pairing.

    In addition to cooking techniques, Antonio is highly experienced in kitchen workflow and efficiency, including food storage, preservation, and organization. He knows how to maximize freshness, reduce waste, and maintain ingredients at peak quality — skills that are essential both in a professional kitchen and at home. Through this knowledge, he shares practical tips and tricks for storing vegetables, cheeses, meats, and dry goods, teaching readers how to extend shelf life, maintain flavor, and prepare ingredients safely and efficiently.

    Antonio’s approach goes beyond simply creating recipes. He emphasizes smart cooking practices, from prepping ingredients ahead of time to mastering storage techniques that save both time and money. He helps home cooks understand how to balance freshness, flavor, and convenience, making everyday cooking easier, more enjoyable, and more reliable.

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