Molte generazioni coltivano la capacità di resistere alle difficoltà. Ma la generazione nata negli anni 60 e 70 sembra aver sviluppato una forma di resilienza pratica e quotidiana che non cercava definizioni accademiche. Questo articolo non vuole santificare nessuno e nemmeno falsificare la storia. Vuole osservare, raccontare e valutare un fenomeno che vedo intorno a me al mercato la mattina e nelle conversazioni con amici di quell eta.
Un modo diverso di imparare a tenere duro
Nessuno ha studiato i manuali di resilienza. Nessuno ha frequentato workshop di crescita personale. Molti hanno imparato a far fronte ai problemi semplicemente perché non c era scelta. Crisi economiche locali oppure familiari complicate. Traslochi. Lavori manuali che non ammettevano ritardi. Per questo la resilienza di quella generazione appare meno teatrale e più radicata nelle abitudini quotidiane.
Intuizioni dalla pratica quotidiana
La resilienza cui mi riferisco si manifesta in gesti banali. Sistemare un tubo che perde invece di aspettare un tecnico. Mettere da parte una piccola somma anche quando non basta. Prendersi cura di un familiare malato senza cercare l elogio. Il carattere che ne viene fuori non è eroico ma spesso ostinato e concreto. Qui non ci sono grandi racconti di corpo a corpo con l avversita. Ci sono invece riparazioni, telefonate fatte la sera, rifacimenti di piani di vita che diventano nuovi piani di sopravvivenza.
Perché questa resilienza non è la stessa di altre epoche
Le condizioni storiche contano. Chi è cresciuto negli anni 60 e 70 ha attraversato cambiamenti sociali e tecnologici rapidissimi ma non sempre accompagnati da reti di protezione moderne. Non c era internet per trovare risposte in pochi secondi. Non c erano reti formali di supporto psicologico alla portata di tutti. Questo ha generato un adattamento basato sull improvvisazione e sul senso pratico.
La resilienza che osserviamo in questa fascia di eta spesso deriva da una combinazione di risorse sociali locali e strategie individuali di problem solving. Molti di questi individui hanno sviluppato competenze pratiche che oggi si sottovalutano come fattore di benessere psicologico. Dr Lucia Bianchi Psicologa clinica Universita di Milano.
Non è tutta forza. Ci sono costi
Non voglio vendere un immagine patinata. La tenacia di chi ha imparato a fare da se spesso è accompagnata da difficolta emozionali. Un atteggiamento di chi ce la fa sempre puo nascondere solitudine oppure difficolta a chiedere aiuto. Questa generazione ha meno probabilita di esternare fragilita e a volte paga il conto in termini di stress prolungato o relazioni tese.
Le skill nascoste che meritano attenzione
Quando parlo con persone nate in quegli anni noto competenze che il sistema educativo odierno tende a non valorizzare. Capacita di pianificazione a breve termine. Abilita nel riparare e riadattare. Un senso pratico che trasforma risorse limitate in soluzioni. Queste attitudini non rientrano facilmente nelle categorie psicologiche standard ma sono fondamentali per affrontare la vita reale.
Perché la narrativa corrente ignora questo patrimonio
La lingua della psicologia moderna e dei media preferisce termini eleganti e modelli facilmente misurabili. Resilienza come concetto scientifico ha una sua validita. Ma la forma di resilienza sviluppata negli anni 60 e 70 e molto meno compatibile con test e questionari. Si esprime in storie, gesti e decisioni. Forse per questo il valore sociale di queste competenze rimane spesso invisibile.
Una mia osservazione personale
Nel mio quartiere frequento due persone nate nel 1965. Uno e giardiniere e ripara biciclette. L altro cucina per tutta la famiglia la domenica e poi sistema il garage. Quando li ascolto parlare di problemi emergenti noto una calma pratica che non è rassegnazione. E una scelta metodica. Questo non significa che non provino frustrazione. Significa che la frustrazione non paralizza. Questa e la prova sociale che mi interessa documentare.
Come dialogare con questa resilienza senza mitizzarla
Si puo rispettare la capacita di adattamento senza trasformarla in un dovere morale. Non ogni gesto di autonomia e necessariamente virtuoso. A volte dietro c e il rifiuto di chiedere aiuto o la mancanza di alternative. Il punto e riconoscere e valorizzare le competenze pratiche senza perdere di vista i limiti che producono sofferenza.
Cosa possiamo imparare dalle generazioni che hanno praticato la resilienza
Ci sono lezioni utili per chiunque viva oggi. Primo. Le competenze pratiche sono una forma di riserva psicologica. Saper fare qualcosa con le proprie mani riduce la sensazione di impotenza. Secondo. La rete sociale locale conta piu di quanto pensiamo. Rapporti di vicinato e scambi informali agiscono come ammortizzatori. Terzo. La resilienza non e un prodotto dell autoefficacia individuale isolata ma una combinazione di risorse individuali e opportunita esterne.
Non tutto e replicabile
Non possiamo ricreare esattamente le condizioni sociali del passato. Le economie cambiano. Le aspettative verso il lavoro evolvono. Eppure possiamo guardare ai tratti che funzionavano e provare a integrarli con strumenti moderni. Magari non per dipingere un ideale ma per costruire micro pratiche utili nel quotidiano.
Conclusione aperta
La generazione nata negli anni 60 e 70 possiede una forma di resilienza che spesso non ha ricevuto il riconoscimento che merita. Non per questo va idealizzata. Va ascoltata e studiata con attenzione diversa. Ho voluto qui raccogliere impressioni vissute e considerazioni scientifiche condensate in poche idee. Non pretendo di chiudere la discussione. Le storie personali restano il luogo migliore per capire come si costruisce la capacita di resistere senza spegnersi.
Tabella riassuntiva
| Elemento | Osservazione |
|---|---|
| Origine | Condizioni storiche con poche reti formali e risposta pratica all emergenza. |
| Manifestazione | Gesti quotidiani di adattamento riparazioni cura economia domestica. |
| Limiti | Rischio di solitudine difficolta a chiedere aiuto e stress cronico. |
| Valore | Competenze pratiche come riserva psicologica e importanza delle reti locali. |
| Indicazione | Riconoscere e integrare queste abilita senza trasformarle in dovere morale. |
FAQ
Chi rientra nella generazione nata negli anni 60 e 70?
Si riferisce a persone con data di nascita tra il 1960 e il 1979. Non esiste un profilo unico. Si tratta di un grande insieme eterogeneo. In questo articolo il termine serve a indicare un comune tratto di risposte pratiche alla difficolta piu che una omogeneita demografica assoluta.
La resilienza descritta qui e superiore a quella di altre generazioni?
Non e questione di superiorita. Ogni generazione sviluppa forme di adattamento in base al proprio contesto. La differenza sta nella natura pratica e quotidiana della resilienza degli anni 60 e 70. Questo non la rende automaticamente migliore. La sua forza risiede nella concretezza e nella ripetizione delle pratiche nel tempo.
Questa resilienza puo essere insegnata oggi?
Alcuni aspetti possono essere trasmessi. Capacita manuali semplici procedure di pianificazione a breve termine e l abitudine a chiedere favori nel vicinato possono essere promosse. Tuttavia molte caratteristiche nascono dall esperienza e dal contesto. Non e possibile semplicemente trasferire la stessa identita storica ma si possono recuperare pratiche utili.
Perche si parla poco di queste competenze pratiche nei discorsi pubblici?
Perche la narrativa dominante privilegia competenze facilmente misurabili e modelli teorici. Le abilita pratiche sono meno appariscenti nei dati statistici. Inoltre la societa tende a celebrare successi visibili mentre il lavoro di adattamento quotidiano resta invisibile. Credo valga la pena cambiare attenzione e riconoscere il lavoro nascosto quotidiano come contributo al benessere collettivo.
Cosa significa non mitizzare questo tipo di resilienza?
Significa osservare criticamente senza idealizzare. Riconoscere il valore delle abilita pratiche e al tempo stesso restare attenti ai costi personali. Il rispetto non deve diventare una norma morale che impedisce di offrire aiuto o creare politiche pubbliche di sostegno.

