Il Risotto alla Monzese non è solo un altro risotto italiano. È un piatto profondamente legato alla storia e all’identità della Lombardia, in particolare della città di Monza. Le sue origini risalgono al Medioevo, quando lo zafferano era già molto apprezzato nel Nord Italia non solo come spezia, ma anche come simbolo di ricchezza e di festa. A differenza del più celebre Risotto alla Milanese, il Risotto alla Monzese nasce come una versione più sostanziosa e rustica, arricchita con la salsiccia per diventare un pasto completo e nutriente per le famiglie lavoratrici.
Con il tempo, questo piatto è passato dalle cucine domestiche alle trattorie, fino ad arrivare ai ristoranti più raffinati. Oggi è amato non perché sia appariscente, ma perché offre comfort, profondità di sapore e un’eleganza sorprendente quando viene preparato nel modo corretto. Eppure, nonostante la sua apparente semplicità, molte persone fanno fatica a ottenere lo stesso gusto che ricordano dall’Italia.
Per molto tempo ho pensato che il segreto fosse la salsiccia, o forse la qualità dello zafferano. Mi sbagliavo. La vera magia sta in qualcosa che gli chef spiegano raramente in modo chiaro: quando e come si aggiunge il burro.
Questo articolo ti guiderà attraverso la storia, gli errori più comuni e, soprattutto, il trucco del momento giusto per aggiungere il burro, capace di trasformare il Risotto alla Monzese da buono a indimenticabile.
Ingredienti:
- 350 g di riso Carnaroli
- 300 g di salsiccia di maiale fresca
- 1 litro di brodo di carne
- ½ cucchiaino di zafferano in fili
- 90 g di burro non salato (1 stecca)
- 1 cipolla piccola
- 100 ml di vino rosso secco
- 60 g di Grana Padano grattugiato
- Pepe nero macinato, a piacere (facoltativo)
Cosa rende diverso il Risotto alla Monzese
A prima vista, il Risotto alla Monzese può sembrare simile ad altri risotti allo zafferano. Ma osservandolo meglio emergono differenze fondamentali.
Questo risotto utilizza tradizionalmente la luganega, una salsiccia fresca di maiale tipica della Lombardia. È delicatamente speziata e rilascia il suo grasso lentamente durante la cottura, creando una base saporita profonda. Il riso è solitamente Carnaroli o Vialone Nano, scelti per la loro capacità di restare cremosi senza diventare collosi.
Un’altra caratteristica chiave è l’equilibrio. A differenza del risotto alla Milanese, che spesso punta molto su burro e formaggio, il Monzese si costruisce sull’interazione tra il grasso della salsiccia, il brodo, lo zafferano e l’amido del riso. Il burro ha un ruolo, ma non quello che molti immaginano.
Perché molti cuochi casalinghi sbagliano questo risotto

Prima di spiegare il trucco del burro, è importante capire gli errori più comuni.
Molti aggiungono il burro troppo presto, spesso subito dopo la tostatura del riso o addirittura mentre cuoce la salsiccia. Altri ne usano troppo, cercando di forzare la cremosità invece di lasciare che sia il riso a fare il suo lavoro. Alcuni aggiungono burro freddo direttamente dal frigorifero senza controllare la temperatura, rompendo l’emulsione nella fase finale.
Il risultato è spesso un risotto grasso, pesante o con un sapore piatto. Invece di essere armonioso, ogni ingrediente sembra separato dagli altri. Sorprendentemente, il problema non è la qualità del burro, ma il momento in cui viene aggiunto.
Il trucco del burro che gli chef spiegano raramente
Ecco la parte che molte ricette saltano o semplificano troppo.
Il burro non va mai trattato come un semplice grasso di cottura nel Risotto alla Monzese. È un ingrediente di finitura, non di base.
Il trucco è aggiungere il burro solo a fuoco spento, durante la fase della mantecatura. Ma non basta: il burro deve essere inserito in un momento preciso, quando il risotto è abbastanza caldo da farlo sciogliere lentamente, ma non così caldo da farlo separare.
In base alla mia esperienza, il momento ideale è circa un minuto dopo aver spento il fuoco. Il risotto deve essere ancora fumante, ma non più in ebollizione. Questa breve pausa permette alla rete di amidi di rilassarsi leggermente. Quando aggiungi il burro in questo momento, si emulsiona perfettamente con l’amido e il brodo invece di galleggiare in superficie.
È questa la differenza tra un risotto lucido e cremoso e uno che appare unto.
Passo dopo passo: il Risotto alla Monzese fatto nel modo giusto
Inizia facendo rosolare delicatamente la luganega in una padella larga. Non avere fretta: il grasso deve sciogliersi lentamente senza rendere la carne croccante. Elimina il grasso in eccesso solo se è davvero troppo, ricordando che è portatore di sapore.
Aggiungi la cipolla tritata finemente e lasciala appassire fino a renderla trasparente. Questo crea la base aromatica. Unisci il riso e tostalo brevemente finché i chicchi risultano caldi al tatto. Questo passaggio aiuta a controllare la consistenza finale.
Sfuma con una piccola quantità di vino bianco, se desideri, poi inizia ad aggiungere il brodo caldo poco alla volta. Mescola con delicatezza, non in modo continuo. Lascia che il riso assorba il liquido naturalmente.
A metà cottura, sciogli lo zafferano in un mestolo di brodo caldo e aggiungilo al risotto. In questo modo si preservano aroma e colore.
Quando il riso è al dente e il risotto è morbido e “all’onda”, spegni il fuoco. Attendi circa un minuto. A questo punto aggiungi il burro freddo a pezzetti e, se previsto, il formaggio grattugiato. Mescola con decisione ma senza aggressività, finché il risotto diventa lucido e compatto.
Copri la padella e lascia riposare per un altro minuto. Questa fase è fondamentale e spesso trascurata.
Perché questo trucco del burro funziona dal punto di vista scientifico
Ciò che sorprende di più è quanta scienza ci sia dietro questo semplice cambio di tempistica.
Durante la cottura, l’amido del riso forma un’emulsione con il liquido. Se il burro viene aggiunto troppo presto o a temperatura troppo alta, il grasso si separa e riveste i granuli di amido, impedendo una corretta emulsione. Spegnendo il fuoco e aspettando, permetti al burro di integrarsi perfettamente nella struttura dell’amido.
Il risultato è una cremosità naturale, senza eccesso di grassi. La sensazione in bocca diventa vellutata, non unta, e i sapori risultano armonici.
Il ruolo del formaggio e perché “meno è meglio”

Un altro aspetto sorprendente è che il Risotto alla Monzese tradizionale prevede pochissimo formaggio, o talvolta nessuno. Salsiccia e zafferano apportano già sufficiente ricchezza.
Se scegli di aggiungerlo, fallo sempre insieme al burro, durante la mantecatura, e in quantità moderata. Aggiungere il formaggio prima può rendere il risotto filante e coprire l’aroma delicato dello zafferano.
Problemi comuni e come questa tecnica li risolve
Molti si chiedono perché il risotto diventi rigido dopo il riposo, oppure troppo liquido. Quasi sempre la causa è una gestione errata del burro e del calore.
Seguendo questo metodo, risolvi più problemi insieme: il risotto resta fluido ma non acquoso, i sapori rimangono puliti e la consistenza tiene bene anche dopo l’impiattamento.
In fondo, questa ricetta non parla di complessità, ma di misura e rispetto dei tempi.
| Elemento | Errore comune | Approccio corretto |
|---|---|---|
| Burro | Aggiunto durante la cottura | Aggiunto a fuoco spento |
| Calore | Troppo alto nella fase finale | Calore residuo delicato |
| Consistenza | Untuosa o rigida | Lucida e fluida |
| Sapore | Piatto | Equilibrato e integrato |
Perché questo piatto ti fa venire voglia di capirne sempre di più
Una volta imparato questo trucco del burro, cambia anche il modo in cui affronti tutti gli altri risotti. Inizi a prestare più attenzione alla consistenza che agli ingredienti. Capisci perché il risotto del ristorante ha una sensazione diversa, anche quando è fatto con elementi semplici.
È questa la vera essenza della cucina italiana: ogni piatto insegna un principio che va oltre la ricetta stessa.
Risolvere il problema del risotto una volta per tutte
Probabilmente ti è già capitato di pensare che il tuo Risotto alla Monzese non fosse “quasi giusto”. La risposta è quasi sempre una sola: il momento sbagliato in cui hai aggiunto il burro.
A volte, un piccolo cambiamento può trasformare completamente gusto e consistenza. Se provi questo trucco anche solo una volta, è molto probabile che vorrai usarlo ogni volta che prepari questo piatto.
Domande frequenti sul risotto alla monzese
Qual è il riso migliore per il Risotto alla Monzese?
Il riso migliore per il Risotto alla Monzese è un riso a chicco grande, ricco di amido e resistente alla cottura. Questo piatto ha una struttura importante: burro, salsiccia e zafferano richiedono un riso che regga senza diventare colloso.
Il motivo è semplice: il risotto alla Monzese non deve “slegarsi”. Durante la mantecatura, il chicco deve rilasciare amido all’esterno ma restare integro al centro. Un riso debole si rompe, uno troppo povero di amido resta asciutto. Serve equilibrio.
Nei ristoranti si sceglie quasi sempre un riso che mantenga mordente anche dopo il riposo, perché il risotto continua a muoversi nel piatto anche fuori dal fuoco.
Is salted or unsalted butter better?
Per la Monzese, burro non salato. Sempre.
Il motivo non è ideologico, ma tecnico. In questo risotto il sale arriva già dalla salsiccia e dal brodo. Usare burro salato significa perdere il controllo della sapidità, soprattutto nella fase finale, quando il burro viene aggiunto a crudo.
Il burro non salato permette di:
- regolare il sale con precisione
- ottenere una mantecatura più pulita
- evitare un gusto aggressivo che copre lo zafferano
Il burro qui non deve “salare”, ma legare e lucidare.
Come fanno i ristoranti a ottenere un risotto così cremoso?
La cremosità dei ristoranti non viene dalla quantità di burro, ma da tre fattori combinati:
- Amido ben gestito
Il riso viene tostato correttamente e cotto con brodo aggiunto poco alla volta. Questo permette all’amido di uscire gradualmente, creando una base naturale. - Temperatura controllata
Il burro non viene mai aggiunto a fiamma alta. La mantecatura avviene a fuoco spento, sfruttando il calore residuo. Se il burro fonde troppo in fretta, la salsa si separa. - Riposo breve
Dopo la mantecatura, il risotto riposa pochi secondi prima di essere servito. Questo passaggio permette all’emulsione di stabilizzarsi. È qui che nasce quella cremosità “setosa” che sembra impossibile da replicare a casa.
Nei ristoranti non corrono: fermano il tempo per 30 secondi. A casa, spesso, si salta proprio questo momento.
Questo trucco del burro funziona anche per altri risotti?
Sì, ma non in modo automatico. Il trucco del burro funziona solo se il risotto ha già una base corretta di amido e liquido.
Funziona molto bene con:
- risotti semplici
- risotti allo zafferano
- risotti ai formaggi
- risotti di verdure delicate
Funziona meno (o va adattato) con risotti molto grassi o molto acidi, dove l’emulsione può rompersi facilmente.
Il burro non crea cremosità dal nulla: amplifica quella che c’è già. Se il riso è asciutto o cotto male, il burro non salva il piatto. Se invece la struttura è giusta, il burro trasforma il risotto.

